Una crepa profonda spacca il fronte occidentale. La decisione dell’amministrazione Trump di revocare per 30 giorni le sanzioni sulle esportazioni di greggio russo attualmente bloccato in mare ha scatenato una durissima reazione dei vertici dell’Unione Europea. Quella che il Segretario del Tesoro Usa, Scott Bessent, definisce una “deroga temporanea” per stabilizzare i mercati, viene letta da Bruxelles come un “errore strategico” che mette a rischio la sicurezza del Continente.
Il Presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, non ha usato giri di parole, definendo la mossa di Washington “unilaterale e preoccupante”. Secondo Costa, allentare la morsa economica proprio ora significa fornire a Vladimir Putin le risorse necessarie per alimentare l’aggressione contro l’Ucraina. Sulla stessa linea la Commissione Ue: la portavoce Paula Pinho ha ricordato che la Russia sta già incassando 150 milioni di dollari extra al giorno dall’inizio della crisi in Medio Oriente. «È il principale beneficiario del conflitto nel Golfo — ha sottolineato Pinho — non è assolutamente il momento di allentare le sanzioni».
Da Parigi, dove si trovava per una conferenza stampa congiunta con Emmanuel Macron, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato l’allarme contabile: la deroga americana potrebbe valere per Mosca circa 10 miliardi di dollari. «Soldi che verranno usati per le bombe», ha accusato il leader di Kiev, chiedendo di sbloccare immediatamente il ventesimo pacchetto di sanzioni europee.
Più sfumata la posizione dell’Eliseo. Macron ha tentato di minimizzare la portata dello strappo, definendo la decisione di Trump «eccezionale e limitata nel tempo», assicurando che gli impegni assunti in sede di G7 non sono stati annullati. Tuttavia, ha ribadito con fermezza che la situazione sul campo in Ucraina non giustifica in alcun modo un ammorbidimento duraturo delle misure punitive.
Mentre Mosca esulta, dichiarando che «è impossibile stabilizzare il mercato dell’energia senza la Russia», le aziende europee si trovano in un limbo normativo pericoloso. Al briefing di Bruxelles è emerso il dilemma del settore privato: seguire le nuove regole Usa o restare fedeli ai decreti Ue? La Commissione è stata categorica: «Le nostre sanzioni e il price cap restano in vigore. Ci fidiamo della parola degli Stati Uniti sulla natura limitata della loro misura, ma l’Europa non cambia rotta».
L’incognita ora riguarda la tenuta del G7. Nonostante la firma congiunta di pochi giorni fa su una dichiarazione che impegnava i leader a mantenere la pressione su Mosca, la mossa della Casa Bianca segna un punto di svolta imprevedibile nei rapporti transatlantici, proprio mentre la guerra in Medio Oriente infiamma i prezzi dell’energia.