CASO DI MATTEO. PRESENTATA UNA DENUNCIA DALL’AVVOCATO TAORMINA. M5S DIFENDE IL MINISTRO. SUI MIGRANTI SI DISCUTE
E’ stata approvata una norma che consenta ai magistrati di sorveglianza di rivalutare le scarcerazioni gia’ disposte di boss della criminalita’ organizzata alla luce del mutato quadro dell’emergenza Coronavirus. Gran parte delle scarcerazioni sono state disposte per gravi patologie, ma molte ordinanze fanno esplicito riferimento all’emergenza da Covid-19.
“Con l’approvazione di due decreti in pochi giorni, questo governo dimostra ancora una volta il suo impegno nel contrastare la criminalità e tutte le mafie. Il provvedimento, varato dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e approvato ieri in Consiglio dei ministri, prevede la necessità per i magistrati di rivalutare, in base al mutato quadro sanitario, le scarcerazioni disposte a causa del Covid-19, per chi si è macchiato di reati gravi”, lo dichiarano i deputati del MoVimento 5 Stelle della commissione Giustizia alla Camera, sottolineando che “grazie alla collaborazione tra Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e strutture sanitarie i giudici avranno a disposizione alternative ai domiciliari”.
Il Movimento 5 stelle fa quadrato intorno al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, dopo le polemiche sulle scarcerazioni da covid-19. L’opposizione, nel frattempo, si infiamma e presenta una mozione di sfiducia ancora non calendarizzata, nei confronti del Guardasigilli. Ma non e’ questo il solo tema ad infiammare il confronto, all’interno del Movimento: la questione della regolarizzazione dei migranti, posta da Italia viva, per venire incontro alle esigenze di ripresa del Paese, resta uno snodo che non trova tutti d’accordo. Anzi, porta i pentastellati, secondo quanto si apprende, a una discussione accesa, quasi, accenna qualcuno, come ai tempi dei decreti Sicurezza del governo giallo – verde, ma senza che oggi si alzi, all’interno, alcun muro. E sullo sfondo resta, di fatto, la questione della mancata nomina di Nino Di Matteo al Dap. E’ con un post sul blog ufficiale che M5s difende il suo “ministro scomodo”:”Sfiduciare Alfonso significa sfiduciare la lotta alla corruzione, il contrasto alle mafie, la difesa dei cittadini e dei consumatori, il potenziamento degli strumenti d’indagine, la trasparenza dei partiti e delle fondazioni collegate, la difesa dalla violenza di genere, la lotta alla grande evasione, le riforme per processi piu’ brevi ed efficienti, le misure per garantire che nessuno rimarra’ piu’ impunito”, sottolineano ancora i pentastellati.
Una denuncia è stata presentata dall’avvocato Carlo Taormina contro il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dopo lo scontro tra il Guardasigilli e il consigliere togato del Csm Nino Di Matteo alla luce delle sue dichiarazioni nel corso della trasmissione ‘Non è l’Arena’ sulla sua mancata nomina a capo del Dap nel 2018, a suo giudizio determinata dalle intercettazioni di alcuni boss mafiosi in carcere che non mostravano di gradirla e che avrebbero condizionato, a detta del pm antimafia, la decisione del titolare del dicastero di via Arenula. Taormina nella denuncia sporta in una stazione dei carabinieri di Roma, ritiene che “sia necessario stabilire per quale ragione e su indicazione di chi il ministro Bonafede decise di nominare il magistrato Basentini a capo del del Dap e si tratta anche di stabilire – si legge nella denuncia – quali interconnessioni vi possono essere con le recenti e numerose scarcerazioni di boss mafiosi”. Alla luce delle considerazioni riportate nella denuncia, secondo Taormina “appare inevitabile che la questione debba essere giudiziariamente affrontata e che l’autorità giudiziaria disponga già di tutti gli elementi per l’attivazione di un procedimento penale nei confronti del ministro Bonafede con riferimento al reato ministeriale di favoreggiamento di organizzazioni mafiose ovvero concorso esterno” per “far conseguire ad esse vantaggi carcerari relativi ad appartenenti alle associazioni o capi”.
Secondo Taromina, “l’autorità giudiziaria dovrà farsi carico di accertare al fine di eliminare ogni possibile ombra se l’operazione diretta ad allontanare Di Matteo dalla direzione del Dap non implicasse una trattativa del Ministero della Giustizia con persone o esponenti mafiosi, così consumando reati ministeriali che non intendo nominare ma tanto noti alle cronache politiche e giudiziarie di cui proprio Di Matteo è stato protagonista dai banchi dell’accusa”. Taormina chiede quindi all’autorità giudiziaria “di procedere a tutti i rigorosi accertamenti del caso onde stabilire se Di Matteo sia un diffamatore o un destabilizzatore delle istituzioni ovvero se Bonafede abbia risposto a istanze non rigoriste nei confronti della mafia carceraria, salvo a dover prendere semplicemente atto della sua inadeguatezza istituzionale”.