L’Europa si trova nel mezzo di una vera e propria bufera diplomatica dopo lo schiaffo della Corte Suprema a Donald Trump. Mentre le borse europee brindano, tra le istituzioni di Bruxelles e Strasburgo regna la confusione: la bocciatura dei dazi americani ha fatto crollare le fondamenta dell’accordo commerciale siglato lo scorso luglio a Turnberry, in Scozia.
Nessuno strappo ufficiale, ma una «calma fermezza» che nasconde un profondo imbarazzo. La Commissione Europea e il Parlamento UE sono pronti a congelare nuovamente l’accordo commerciale transatlantico firmato appena lo scorso luglio. Il motivo? La sentenza della Corte Suprema USA ha dichiarato illegittima la premessa stessa di quell’intesa: l’imposizione di dazi generalizzati basati sui poteri di emergenza di Trump.
La “Nebbia di Turnberry”
L’accordo di luglio (che prevedeva una tariffa ridotta al 15% per l’UE rispetto al 30% globale) era stato celebrato come un successo diplomatico di Ursula von der Leyen. Oggi, però, i socialisti, i liberali e i verdi europei chiedono il conto: «Che valore ha un accordo se si basa su dazi inammissibili giuridicamente?», è il quesito che circola a Palazzo Berlaymont.
Bernd Lange, presidente della commissione Commercio del Parlamento UE, ha già convocato una riunione straordinaria per lunedì: l’obiettivo è rinviare il voto di ratifica previsto per il 24 febbraio.
Acciaio e Alluminio: lo scoglio del 50%
Mentre gran parte dei dazi generalizzati traballa, una certezza rimane: le barriere su settori strategici. I dazi introdotti da Washington sotto la Section 232 (motivati dalla sicurezza nazionale) non sono stati toccati dalla sentenza della Corte Suprema. Questo significa che:
- Acciaio e Alluminio europei continueranno a scontare una tariffa pesante del 50%.
- Settore Auto: resta l’incertezza, con dazi che oscillano tra il 15% e il 25% a seconda delle interpretazioni tecniche.
In Italia, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani prova a gettare acqua sul fuoco, dicendosi convinto che «non ci saranno grossi cambiamenti» e puntando sulla continuità delle relazioni. Di segno opposto la reazione di Ottawa: il Canada, partner storico colpito dalle tariffe, ha definito la sentenza «la prova che i dazi di Trump erano totalmente ingiustificati».