Mentre gli Stati Uniti di Donald Trump stringono la morsa diplomatica ed economica, Cuba precipita nel buio. La crisi energetica dell’isola ha raggiunto oggi, 10 febbraio 2026, il suo punto di non ritorno, con un blackout che paralizza oltre il 60% del Paese e mette in ginocchio le infrastrutture vitali, inclusi gli aeroporti.
Il sistema elettrico cubano è sull’orlo del collasso totale. Secondo i dati ufficiali dell’Unione Elettrica Nazionale (UNE), oggi l’isola subirà un’ondata di interruzioni di corrente senza precedenti, che colpirà il 64% delle utenze. Si tratta del dato più drammatico mai registrato dal 2022, superando il record negativo stabilito solo pochi giorni fa, il 31 gennaio.
La causa immediata del tracollo è individuata nelle recenti decisioni del presidente USA Donald Trump. Dopo aver aumentato la pressione sul Venezuela (principale fornitore storico dell’isola), a fine gennaio Trump ha firmato un ordine presidenziale che di fatto blocca l’export petrolifero verso Cuba. Il governo cubano accusa Washington di attuare uno “strangolamento energetico” per destabilizzare il regime di Miguel Díaz-Canel.
I numeri del disastro
La situazione tecnica descritta dall’UNE evidenzia un divario incolmabile tra domanda e offerta:
- Domanda di picco prevista: 3.100 MW.
- Capacità di generazione attuale: Solo 1.134 MW.
- Deficit energetico: Oltre 1.900 MW di squilibrio.
Attualmente, 6 delle 16 centrali termoelettriche operative sono fuori servizio per guasti o mancanza di pezzi di ricambio, incluse due delle tre più grandi del Paese. Inoltre, la “generazione distribuita” (i piccoli generatori locali che coprivano il 40% del fabbisogno) è ferma da quattro settimane per totale assenza di gasolio.
Il governo cubano ha varato un pacchetto di misure drastiche per tentare di sopravvivere:
- Trasporti aerei: L’aeroporto dell’Avana non è più in grado di rifornire i velivoli (carburante per aerei esaurito).
- Razionamento estremo: Sospesa la vendita al dettaglio di gasolio e benzina ridotta al minimo.
- Servizi pubblici: Uffici statali chiusi o a orario ridotto, telelavoro obbligatorio e riduzione dei servizi non essenziali.
- Economia: Il PIL cubano è in contrazione costante (oltre il 15% dal 2020) e la mancanza di energia sta bloccando le poche attività produttive rimaste.
Secondo esperti indipendenti, l’embargo statunitense ha accelerato un processo di degrado già in atto da decenni. Il sistema elettrico cubano soffre di un sotto-finanziamento cronico: si stima che servirebbero tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari per ammodernare una rete elettrica ferma agli anni ’60 e ’70.
Le lunghe ore di oscurità quotidiana stanno alimentando una tensione sociale altissima, che in passato è stata la miccia per le più grandi proteste popolari contro il governo dalla rivoluzione del 1959.