Il vertice informale di Alden Biesen si è concluso con un messaggio di urgenza senza precedenti: per l’Europa della competitività non c’è più tempo per i rinvii. Se il castello belga è stato il palcoscenico della “scossa” data dai due ex premier italiani, Mario Draghi ed Enrico Letta, la diplomazia europea registra oggi nuove fibrillazioni tra gli Stati membri.
I due ex Presidenti del Consiglio hanno presentato visioni complementari per evitare la deindustrializzazione del continente: Mario Draghi ha lanciato un allarme sul “deterioramento del contesto economico”. La sua ricetta prevede integrazione dei mercati dei capitali e investimenti comuni. Tuttavia, ha trovato il muro del Cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha ribadito il No della Germania agli Eurobond, appellandosi alla Costituzione tedesca e rimandando la discussione al Bilancio UE 2028.
Enrico Letta ha presentato il suo ‘One Market Act’, definendo il Mercato Unico come la «miglior risposta a Trump». Letta punta a un’integrazione reale nei settori di energia, telecomunicazioni e finanza entro il triennio 2026-2028, per evitare che il risparmio europeo continui a fuggire verso i mercati americani.
Mentre Giorgia Meloni rivendicava il “motore italo-tedesco” come un fattore di aiuto per tutta l’Unione, da Madrid è arrivata una protesta formale. L’accusa di Sanchez: il premier spagnolo ha criticato duramente la riunione ristretta convocata da Italia, Germania e Belgio prima del summit, definendola una manovra che «mina i principi di collegialità dell’UE».
La replica di Roma: Palazzo Chigi ha minimizzato, parlando di un “confronto informale” necessario per sbloccare l’impasse decisionale, ma l’irritazione spagnola (condivisa sottovoce anche dall’Irlanda) segna una crepa nel fronte dei 27.
Proprio mentre a Bruxelles si discute di competitività, la Premier Meloni è atterrata ad Addis Abeba per il secondo Vertice Italia-Africa. Il bilancio: a due anni dal lancio, il Piano Mattei presenta i primi risultati concreti con oltre 100 progetti avviati in 14 Paesi partner.
L’obiettivo: l’Italia punta a proporsi come l’hub energetico e politico tra Europa e Africa, un ruolo che Meloni intende spendere anche sui tavoli europei per rafforzare la posizione negoziale italiana.
Negli ambienti diplomatici si fa sempre più insistente la voce di un possibile incarico di alto profilo per Mario Draghi. Inviato Speciale UE per l’Ucraina: è l’ipotesi che circola con più forza. Il Governo italiano ha già espresso parere favorevole («Se fosse per noi, sì», ha dichiarato il sottosegretario Fazzolari), vedendo in Draghi l’unica figura capace di parlare con una voce sola a nome dei 27 in un possibile tavolo di negoziazione con Russia e USA.
Marzo 2026: Il Consiglio Europeo dovrà tradurre le proposte di Draghi e Letta in decisioni operative (roadmap della Commissione).
Giugno 2026: Scadenza indicata da Von der Leyen per progressi sull’Unione dei mercati dei capitali (o ricorso alla cooperazione rafforzata).