L’ex presidente della BCE, premiato ad Oviedo, lancia un monito: “Quasi ogni principio su cui si fonda l’UE è sotto attacco. Il mondo è cambiato e l’Europa fatica a rispondere”. La sua proposta è superare l’unanimità con “coalizioni di volenterosi” sui temi strategici.
Mario Draghi torna a parlare del presente e del futuro dell’Europa e lo fa con un monito che suona come una chiamata all’azione urgente: l’Unione è “sotto attacco” e deve imboccare l’unica via possibile, quella di un “federalismo pragmatico” per avanzare sui temi strategici.
L’ex presidente della BCE e del Consiglio italiano ha pronunciato il suo discorso al Teatro Campoamor di Oviedo, in occasione del conferimento del prestigioso Premio Princesa de Asturias per la Cooperazione Internazionale. Un riconoscimento che, secondo i giurati, premia la sua figura “chiave nella difesa dell’integrazione europea”.
Il presupposto da cui muove Draghi resta invariato da mesi e drammaticamente attuale: “Quasi ogni principio su cui si fonda l’Ue è sotto attacco. Il mondo è cambiato e l’Europa fatica a rispondere”, ha sottolineato l’economista. Il contesto è mutato: “Abbiamo costruito la nostra prosperità sull’apertura e sul multilateralismo: ora affrontiamo protezionismo e azioni unilaterali. Abbiamo creduto che la diplomazia potesse essere la base della nostra sicurezza: ora assistiamo al ritorno della potenza militare”.
Di fronte a questa “prospettiva tra le più difficili”, Draghi rilancia la sua proposta che si inserisce nel dibattito a Bruxelles sul superamento dell’unanimità per alcune decisioni chiave. Pur riconoscendo l’impossibilità di un’azione normativa immediata, l’ex premier invoca un’attuazione nei fatti di un “federalismo basato su temi specifici, flessibile e capace di agire al di fuori dei meccanismi più lenti”.
La tesi è chiara: si tratterebbe di “coalizioni di volenterosi” costruite attorno a interessi strategici condivisi, che permettano di superare i veti e agire con diverse velocità. Una mossa che Draghi definisce oggi una “necessità” per l’UE.
Il suo intervento arriva a poche ore da un Consiglio europeo che ha visto, ancora una volta, l’approvazione di conclusioni sull’Ucraina a 26 a causa del mancato consenso dell’Ungheria, e dove la proposta sull’utilizzo degli asset russi ha subito una battuta d’arresto per l’opposizione di diverse capitali, inclusa Roma.
In attesa del Consiglio europeo straordinario del 12 febbraio su competitività e Green Deal – al quale parteciperanno anche Draghi ed Enrico Letta – l’ex presidente della BCE ha chiuso il suo discorso con un interrogativo che suona come una provocazione ai leader: “Quanto grave deve diventare una crisi affinché i nostri leader uniscano le forze e trovino la volontà politica di agire?”. Una domanda che per ora, dalla platea di Oviedo, resta senza risposta.