Il centrosinistra insorge dopo gli attacchi della Premier alle toghe. Boccia (Pd): «Attacco sconsiderato». Magi (+E): «Risarcisca e taccia». Nel centrodestra Crosetto invita alla calma: «Referendum non sia un derby»
La “tregua” istituzionale invocata dal Colle è durata lo spazio di un mattino. Poche ore dopo il richiamo del Presidente Mattarella al rispetto reciproco, le dichiarazioni della Premier Giorgia Meloni sul caso Sea Watch hanno scatenato una tempesta politica. Le opposizioni accusano Palazzo Chigi di delegittimare sistematicamente la magistratura, proprio mentre il Paese si avvicina a un referendum sulla giustizia dai toni sempre più esasperati.
Pd all’attacco: «Sconsiderata mancanza di rispetto»
Il Partito Democratico ha reagito con durezza alle parole della Premier, che si era detta «senza parole» per la condanna al risarcimento della Ong tedesca. «Restiamo noi senza parole di fronte all’ennesimo sconsiderato attacco alla magistratura», ha replicato Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato. «Non si può, per propaganda, non rispettare la legge. La gestione dell’immigrazione è fallimentare e i nodi vengono al pettine».
Sulla stessa linea il senatore Marco Meloni, che definisce le parole della Premier «di una gravità assoluta», configurandole come una «mancanza di rispetto nei confronti del Capo dello Stato» a poche ore dal suo intervento al Csm. Chiara Braga, capogruppo alla Camera, ricorda: «I giudici applicano le leggi, non esiste alcun organo al di sopra della legge».
Magi (+Europa): «Governo incapace di rimpatriare»
Ancora più caustico Riccardo Magi, segretario di +Europa, che accusa il governo di usare i giudici come capro espiatorio per coprire i propri insuccessi. «Cosa c’entra la separazione delle carriere con l’incapacità del governo di eseguire legalmente i rimpatri?», si chiede Magi, invitando Meloni e Nordio ad ascoltare il monito del Colle anziché alimentare una «campagna elettorale di fango» contro i tribunali.
Il centrodestra tra difesa e prudenza
All’interno della maggioranza si cerca di calibrare la risposta. Maurizio Lupi (Noi Moderati) tenta una mediazione: se da un lato ammette che il Ministro Nordio ha «esagerato» nei toni contro il Csm (paragonando lo scontro a un fallo di reazione nel calcio), difende il diritto della Premier di esprimere un «giudizio politico legittimo» su una sentenza non condivisa.
Più cauto il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che in un’intervista prova a disinnescare la bomba referendaria. «Il risultato è un terno al lotto, ma non bisogna politicizzarlo», avverte Crosetto, sottolineando che la riforma non è una «battaglia storica con la firma di Giorgia» e che un’eventuale sconfitta del Sì non dovrebbe impattare sulla tenuta del governo. L’invito del titolare della Difesa è chiaro: abbassare i toni per evitare che il referendum si trasformi in un «derby ideologico».