La minoranza del Pd designa Gianni Cuperlo come rappresentante nella Commissione che Matteo Renzi ha voluto per un confronto nel partito sulla riforma della legge elettorale. La sinistra partecipa ‘con un atteggiamento di cautela’, dice Cuperlo che pero’ definisce l’iniziativa un tentativo serio. Bersani e’ ‘scettico’, ma ritiene giusto essere presenti per andare a vedere le carte. ‘Adesso si puo’ iniziare a lavorare con i tempi che ci daremo’, dice il vicesegretario Lorenzo Guerini. Non si fara’, intanto, il referendum sulla ‘buona scuola’: mancano le firme, ha comunicato la Cassazione ai promotori.
Sarà Gianni Cuperlo il rappresentante della minoranza nella commissione esplorativa del Pd che dovrà verificare le condizioni per le possibili modifiche all’Italicum. Ma se così si compone il ‘board’ Dem, (oltre a Cuperlo, il vice segretario Guerini, il presidente Orfini e i capigruppo Zanda e Rosato) resta il nodo di come procederà l’organismo proposto da Matteo Renzi. Senza contare che un pezzo della minoranza Pd, quello che fa capo a Pierluigi Bersani, continua a ribadire lo “scetticismo” sulla reale volontà del segretario di arrivare a qualcosa di concreto. Parole cui Cuperlo risponde così: “Dopo questi anni la cautela è del tutto ragionevole”, ma la commissione esplorativa “è un tentativo serio, e parteciperemo con questo spirito”. Ma se da un lato garantisce sulla serietà della partecipazione da parte della minoranza, Cuperlo insiste sulla richiesta alla leadership del partito: “Serve un impegno pieno del Pd, a cominciare dal suo segretario, a costruire una proposta che poi va sottoposta alle altre forze politiche”. Certo, “non mi immagino una nuova legge elettorale prima del referendum, ma sull’Italicum il governo mise addirittura la fiducia: serve un analogo investimento in termini di volontà politica per mettere in campo una proposta del Pd”. Che anche se non ha i numeri per approvare da solo una nuova legge “è comunque il partito che esprime oltre 400 parlamentari”. Dunque due paletti: iniziativa forte del Pd, e proposta Dem da mettere in campo in tempi brevi. Ma dalla maggioranza del partito la vedono in maniera del tutto diversa. E per contestare il metodo ipotizzato dalla minoranza, si rifanno alla fonte istitutiva della commissione, ovvero “la relazione del segretario approvata all’unanimità dalla Direzione”. In quella relazione, sottolineano fonti del Nazareno, in primo luogo “il governo non c’entra nulla”. E soprattutto “il compito della commissione è di sondare gli altri partiti, raccoglierne le indicazioni, e solo dopo formalizzare una proposta del Pd”. Che questo accada prima del referendum, “dipenderà dal clima che si creerà”. Di sicuro, spiega un autorevole esponente Pd, “il modo migliore per far fallire questo tentativo è avanzare subito una proposta del Pd, che sarebbe impallinata da tutti gli altri gruppi”. Anche sui contenuti della “esplorazione”, dal Nazareno rimandano alla relazione di Renzi: “I punti dell’apertura sono tre: il ballottaggio, il premio alla coalizione anzichè alla lista, i capilista bloccati”. Ergo, si emenda l’Italicum “che è la legge vigente, non ci si inventa altri modelli”. Tutti vincoli che confliggono con le aspettative della minoranza. “Il segretario ha preso un impegno di fronte alla Direzione e in streaming, se poi non si fidano e vogliono rompere… Non possiamo inseguirli per sempre”, dicono dal Nazareno. Anche perchè “fanno più danni al Pd così che non rompendo e schierandosi apertamente per il no”.
Per l’ufficialita’ bisognera’ aspettare qualche giorno e la nota della Cassazione, ma pare certo che il referendum per abrogare 4 norme della legge 107, la cosiddetta “Buona Scuola”, non ci sara’. Lo ha comunicato al Comitato referendario il tribunale supremo dopo aver constatato che per i quattro quesiti sono state raccolte poco meno delle 500.000 firme valide. E poche migliaia di firme in meno non consentono di giungere alla prova referendaria. La Corte ha quindi dato appuntamento alle sigle che fanno parte del Comitato il 31 ottobre per la consegna delle varie “memorie”. Il mancato raggiungimento del tetto minimo arriva a sorpresa perche’ fino a pochi giorni fa i promotori hanno sempre ribadito che le firme avevano superato il mezzo milione. Il timore semmai era che la Corte di Cassazione potesse riscontrare irregolarita’ o imperfezioni procedurali e invalidare quindi un certo numero di firme. Ma, da quel che si apprende, e’ molto probabile che la Cassazione non abbia avuto neppure la necessita’ di effettuare una verifica accurata sulla documentazione depositata. I questi abrogativi che si volevano proporre ai cittadini sono quattro e riguardano lo school bonus (detrazioni fiscali per chi fa donazioni a scuole statali o paritarie), la chiamata diretta dagli albi territoriali, il sistema di alternanza Scuola lavoro e il bonus premiale. Il Comitato referendario, a ogni modo, pur in presenza dello stop arrivato dalla suprema corte giudica positivamente il cammino intrapreso. “E’ stata una straordinaria esperienza di confronto e che ha dato voce a centinaia di migliaia di cittadini, lavoratori, pensionati e studenti che con la loro firma hanno manifestato contrarieta’ per i contenuti di una legge che snatura il valore costituzionale della Scuola pubblica”. E non si arrende: “Le associazioni e le organizzazioni sindacali che hanno dato vita alla campagna referendaria proseguiranno nel contrasto alla legge 107 e alle sue nefaste conseguenze per la Scuola della Costituzione”. Una mano tesa arriva dal Pd. “Evitando di perdere tempo in un perenne conflitto demagogico, adesso – esorta Francesca Puglisi, responsabile Scuola della segreteria nazionale – lavoriamo insieme per migliorare le croniche criticita’ che affliggono la Scuola, sulla quale negli anni si sono affastellate norme contraddittorie che bloccano l’autonomia scolastica. L’attuazione delle deleghe contenute nella legge 107 e la riapertura del contratto, gia’ annunciata dal governo, possono essere l’occasione del definitivo superamento delle incomprensioni e del rilancio della Scuola pubblica”.