La missione asiatica di Giorgia Meloni si è conclusa a Seul con un bilancio strategico di alto profilo, segnato dalla firma di un piano d’azione quinquennale e da un’intensa attività di mediazione per disinnescare la crisi dei dazi innescata da Donald Trump. In Corea del Sud la firma con il Presidente Lee Jae-Myung su un “Piano d’Azione 2026-2030” per chip e materie prime. Intanto, la Premier tenta di frenare l’ira di Trump: «Dazi un errore, serve dialogo».
Dopo l’assenza di un capo del governo italiano per diciannove anni, Giorgia Meloni ha riallacciato i rapporti con la Corea del Sud, definendola un partner “affine” e “strategico”. L’incontro alla Blue House con il presidente Lee Jae-Myung ha trasformato la cooperazione bilaterale in un asse tecnologico fondamentale per l’autonomia industriale italiana.
Il cuore della visita è stata la firma di una serie di protocolli che legano Roma e Seul per i prossimi cinque anni:
- Semiconduttori: Intesa per la sicurezza delle catene di approvvigionamento, vitale per l’automotive e l’elettronica italiana.
- Minerali Critici: Cooperazione nel quadro della Minerals Security Partnership per ridurre la dipendenza dalla Cina.
- Difesa e Spazio: Collaborazione su intelligenza artificiale applicata e progetti aerospaziali.
- Piano Mattei: Meloni ha invitato la Corea a collaborare su progetti di sviluppo in Africa, sfruttando le competenze tecnologiche coreane e la presenza diplomatica italiana.
La Premier ha riferito del suo colloquio telefonico con Donald Trump.
- La linea Meloni: Ha definito l’aumento dei dazi un «errore», ma ha evitato i toni di scontro scelti da Francia e Germania. Per la Premier, la crisi nasce da un «problema di comunicazione»: Trump teme l’ingerenza di “attori ostili” in Artico, e l’Europa deve dimostrargli che la missione Arctic Endurance serve proprio a proteggere l’area, non a sfidare gli USA.
- Il Bazooka UE: L’Italia frena sulla risposta muscolare dell’Europa (i 93 miliardi di contro-dazi), preferendo la via del dialogo nella Nato per evitare una «spirale di ritorsioni».