L’ombra di una nuova guerra in Medio Oriente si allunga su scala globale. Mentre la tensione sui dazi scuote i mercati, un’indiscrezione del New York Times rivela che l’amministrazione Trump sarebbe pronta a passare dalle minacce ai fatti nei confronti di Teheran. Giovedì a Ginevra l’ultima chance per la diplomazia. L’obiettivo: lo smantellamento del programma nucleare
Il mondo trattiene il fiato in vista di giovedì, quando le delegazioni di Stati Uniti e Iran si incontreranno a Ginevra per quello che molti osservatori definiscono “l’ultimo appello” prima delle armi. Secondo fonti riservate citate dal New York Times, Donald Trump avrebbe già discusso con i suoi vertici militari e di intelligence un piano d’azione a tappe per piegare definitivamente le ambizioni nucleari degli ayatollah.
Il piano in due fasi: dal raid al “Regime Change”
Le conversazioni avvenute nella Situation Room con il vicepresidente JD Vance, il Segretario di Stato Marco Rubio e il direttore della CIA John Ratcliffe, delineano una strategia di escalation controllata. Fase 1 (Imminente): Un attacco mirato nei prossimi giorni per dimostrare la determinazione americana. Gli obiettivi includerebbero i centri di comando delle Guardie Rivoluzionarie, i siti di arricchimento dell’uranio e le basi dei missili balistici.
Fase 2 (Entro fine anno): Se Teheran non dovesse capitolare, Trump avrebbe dato mandato di preparare un “attacco massiccio” con l’obiettivo dichiarato di provocare il collasso del regime guidato dall’Ayatollah Ali Khamenei.
Nonostante la linea dura, all’interno dell’amministrazione regna lo scetticismo sulla possibilità di rovesciare una teocrazia quarantennale con i soli raid aerei. Per questo motivo, il vertice di Ginevra resta cruciale: sul tavolo ci sarebbe un’ultima offerta per un programma nucleare “estremamente limitato”, circoscritto esclusivamente a scopi medici e di ricerca.
L’escalation con l’Iran si inserisce in un quadro di estrema volatilità:
- Italia: La Premier Meloni, pur ribadendo la necessità di una “pace giusta” in Ucraina e a Gaza, osserva con preoccupazione l’evolversi della crisi iraniana, avendo recentemente offerto l’ambasciata italiana in Oman come sede di mediazione.
- Mercati: Il prezzo del petrolio e il valore del dollaro restano i termometri di una crisi che, se dovesse sfociare in conflitto aperto, avrebbe ripercussioni devastanti sull’economia globale già provata dalla guerra dei dazi.