La Corte Costituzionale dichiara incostituzionale il limite al risarcimento, sollecitando il legislatore a una nuova norma. Soddisfazione tra i sindacati e il centrosinistra, che rivendicano la battaglia referendaria.
La Corte Costituzionale ha inferto un colpo significativo al Jobs Act del 2015, dichiarando incostituzionale il tetto di 6 mensilità previsto come risarcimento per i licenziamenti illegittimi nelle imprese con meno di 15 dipendenti. La sentenza, che arriva a poche settimane da importanti referendum, riaccende il dibattito sul lavoro e sulla tutela dei lavoratori.
La questione era stata sollevata dal tribunale del Lavoro di Livorno, che aveva dubbi sulla “esiguità dell’intervallo tra l’importo minimo e quello massimo dell’indennità” e sul “solo richiamo al criterio anacronistico del numero dei dipendenti”, ritenendoli potenzialmente incostituzionali.
La Corte Costituzionale ha accolto questi dubbi, sottolineando che una forbice così limitata, con un massimo fisso e insuperabile di sei mensilità, “a prescindere dalla gravità del vizio del licenziamento”, non permette al giudice di attuare la necessaria “personalizzazione del danno subito dal lavoratore”. Questo vale anche in presenza di licenziamenti con le “più gravi forme di illegittimità”.
Secondo la Consulta, il risarcimento non può essere una “liquidazione legale forfetizzata e standardizzata”, e pur potendo essere delimitato, non deve essere “sacrificato”, neppure in nome della “prevedibilità e di contenimento dei costi” nelle piccole realtà lavorative. La Corte ha espresso un chiaro “auspicio che il legislatore intervenga”, poiché il numero dei dipendenti non può essere l’unico indicatore della forza economica di un’impresa e, di conseguenza, della sua capacità di sostenere i costi dei licenziamenti illegittimi.
La sentenza ha generato immediata soddisfazione tra i promotori del referendum e le forze di centrosinistra.
Maurizio Landini, segretario della CGIL, ha dichiarato: “È esattamente la richiesta che facevamo noi con il referendum”. Per Landini, questa decisione “pone la necessità di mettere al centro della discussione politica e sociale di questo Paese il lavoro e la condizione di vita e lavoro delle persone”.
Il Partito Democratico ha annunciato che presenterà una proposta di legge nei prossimi giorni per dare seguito alla sollecitazione della Corte Costituzionale. Per Cecilia Guerra e Arturo Scotto del PD, la sentenza “certifica le ragioni dei promotori e dei 13 milioni di cittadini che hanno votato il referendum”. Anche Tino Magni ha sottolineato come la Consulta abbia “bocciato un pezzo di Jobs Act” e che “ora il Parlamento non ha più scuse per approvare una legge che cancelli definitivamente i limiti ai risarcimenti”.
La decisione della Consulta riapre ora il dibattito su un tema cruciale per il mondo del lavoro italiano, spingendo il legislatore a riformare le norme sui licenziamenti illegittimi in linea con i principi di equità e personalizzazione del danno.