Mentre il presidente russo è in Cina, la Mostra del Cinema di Venezia accoglie il film più atteso del concorso, un’opera che esplora l’ascesa al potere di Vladimir Putin. L’attore britannico si cala nei panni dello zar, mentre il regista Oliver Assayas analizza il potere nella politica moderna. Intanto, Jarmusch torna al Lido e Favino incanta fuori concorso.
Il conflitto in Ucraina e la figura del suo leader, Vladimir Putin, arrivano a Venezia con il film più atteso della Mostra del Cinema: “Il Mago del Cremlino” di Olivier Assayas. L’opera, tratta dall’omonimo romanzo di Giuliano Da Empoli, racconta l’ascesa del presidente russo attraverso gli occhi del suo spin doctor, interpretato da Paul Dano. A calarsi nei panni dello zar è l’attore britannico Jude Law.
“Nell’interpretare Putin non ho certo pensato a ripercussioni”, ha dichiarato Law, aggiungendo che la sfida maggiore è stata “rappresentare il suo volto pubblico da cui non trapela nulla e mostrare comunque emozioni”. Il regista francese Assayas ha spiegato che il film va oltre il caso russo, mostrando una “politica tossica” che governa il mondo intero.

La giornata ha visto la partecipazione di altre celebrità. Il maestro del cinema indipendente Jim Jarmusch ha presentato in concorso “Father Mother Sister Brother”, il suo primo film in gara a Venezia. La pellicola, con un cast stellare che include Cate Blanchett e Adam Driver, esplora le dinamiche familiari. Jarmusch ha anche commentato le polemiche che hanno coinvolto la società di distribuzione Mubi e il suo legame con il settore della difesa israeliano, definendosi “sconcertato”.
Fuori concorso, Pierfrancesco Favino ha offerto un’altra grande interpretazione in “Il Maestro”, film diretto da Andrea Di Stefano. L’attore veste i panni di Raul Gatti, un ex tennista in crisi che si reinventa come allenatore, seguendo la storia di un giovane talento. Favino ha colto l’occasione per parlare della mobilitazione a favore della Palestina al Lido, sottolineando l’importanza del cinema come “lente di ingrandimento sugli avvenimenti che ci circondano” e la libertà di manifestare il proprio pensiero.
Infine, nella sezione Orizzonti, ha fatto il suo esordio Laura Samani con “Un anno di scuola”, un adattamento ambientato nel 2007 del racconto di Giani Stuparich. La regista ha voluto esplorare le differenze nel modo in cui uomini e donne esprimono i loro desideri, evidenziando una “minore libertà di manovra” per chi abita il corpo femminile.