La bocciatura del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” di Simone Manetti dai finanziamenti pubblici del MiC ha scatenato una reazione a catena. A poche ore dal question time del Ministro Giuli, due membri di peso della commissione di esperti si sono dimessi in segno di protesta: Paolo Mereghetti, storico critico cinematografico del Corriere della Sera e Massimo Galimberti, docente di cinema e profondo conoscitore del settore.
Le dimissioni arrivano dopo che l’opera, prodotta da Fandango e Ganesh, è stata giudicata “non meritevole di sostegno pubblico” tramite il tax credit, nonostante il film sia già stato realizzato, premiato e ampiamente riconosciuto dalla critica per il suo valore testimoniale.
Il Partito Democratico, con un’interrogazione a prima firma di Elly Schlein, chiede al Ministro di chiarire se la scelta sia stata tecnica o dettata da “condizionamenti politici”. La senatrice Aloisio (M5S) accusa il governo di voler “indirizzare la cultura verso nuovi orizzonti, oscurando verità scomode”, mentre Riccardo Magi (+Europa) parla di una “farsa pilotata” che arreca un ennesimo torto alla memoria del ricercatore friulano.
Il mondo del cinema: Le principali associazioni di autori (100autori, ANAC, WGI) chiedono un confronto immediato sui criteri di valutazione, definendo l’esclusione “difficilmente comprensibile”.
Nonostante lo stop del Ministero, il documentario troverà voce negli atenei italiani. Sotto l’impulso della senatrice a vita Elena Cattaneo, è partita l’iniziativa che coinvolgerà 76 università:
- Lunedì 13 Aprile: Prima proiezione all’Università Statale di Milano.
- Obiettivo: Raggiungere 15.000 persone in due mesi per discutere di libertà di ricerca e diritti umani.
- Valore: “Giulio continua a vivere attraverso chi si riconosce nella libertà che ha difeso da studioso”, ha ricordato Elena Cattaneo.