Giornata di altissima tensione politica e istituzionale alla Camera dei Deputati. Le opposizioni hanno inscenato una dura protesta in Aula durante l’esame del Decreto Legge Sicurezza, occupando i banchi riservati all’esecutivo e lo spazio antistante l’emiciclo. La scintilla è scoppiata dopo che la maggioranza ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità sul provvedimento, decidendo di tirare dritto nonostante i rilievi tecnici del Quirinale sull’Articolo 30 bis (la norma sui compensi agli avvocati per i rimpatri volontari). Nel caos che ne è seguito, il vicepresidente di turno, Fabio Rampelli, ha espulso il deputato del PD Arturo Scotto.
La protesta è scattata contemporaneamente al voto sulle pregiudiziali. I capigruppo di PD e M5S, Chiara Braga e Riccardo Ricciardi, si sono avvicinati alla presidenza, mentre altri deputati si sono appoggiati ai banchi del Governo. Rampelli ha più volte invitato i deputati a liberare i banchi e a tornare ai loro posti, prima di decretare l’espulsione di Scotto e sospendere la seduta. La Conferenza dei Capigruppo è stata convocata d’urgenza alle ore 15 per decidere come procedere.
I leader del centrosinistra e del M5S hanno condannato all’unanimità la gestione del decreto da parte del Governo Meloni, definendolo un pasticcio giuridico e costituzionale.
Nonostante le critiche e le perplessità del Quirinale, la maggioranza rivendica la validità del pacchetto sicurezza e sostiene la soluzione tecnica annunciata da Giorgia Meloni.
La battaglia politica e istituzionale sul Decreto Legge Sicurezza ha raggiunto il suo apice, costringendo il Governo Meloni a una mossa disperata per evitarne la decadenza e garantire la firma del Quirinale. Mentre le opposizioni occupavano i banchi dell’esecutivo alla Camera e il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, poneva la questione di fiducia sul testo blindato dal Senato, la Sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, svelava la road-map per superare l’impasse costituzionale sull’Articolo 30 bis (la norma sui compensi agli avvocati e i rimpatri). La soluzione? Un “provvedimento ad hoc” da approvare in Consiglio dei Ministri entro venerdì.
La Sottosegretaria Siracusano ha illustrato i punti cardine del provvedimento su cui Palazzo Chigi è al lavoro per rispondere ai “rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati”:
- Platea Allargata: L’incentivo per i rimpatri volontari assistiti (sempre da 615 euro) non sarà più limitato ai soli avvocati, ma esteso a mediatori, associazioni e altre figure professionali.
- Fondi Statali: Il contributo verrà erogato direttamente dallo Stato e non più tramite il Consiglio Nazionale Forense.
- Pagamento a prescindere dal Risultato: L’incentivo sarà riconosciuto anche se la pratica di rimpatrio volontario non dovesse andare a buon fine.
- I Tempi: Il Consiglio dei Ministri dovrebbe dare il via libera definitivo tra domani e venerdì. Il provvedimento “ad hoc” (che richiamerà quello in via di approvazione alla Camera) sarà inviato al Colle. Dopo il voto finale del Parlamento sul DL Sicurezza (atteso per venerdì), Mattarella dovrebbe firmare contestualmente i due testi, superando le riserve di costituzionalità.
La strategia del Governo, definita un pasticcio legislativo e un autoscontro normativo, ha scatenato la furia delle minoranze. La segretaria dem Elly Schlein denuncia “strappi, forzature, regole piegate” e una “fibrillazione istituzionale senza precedenti, con uno scontro aperto tra governo e Quirinale su una norma che lo stesso governo arriva a definire incostituzionale”. Schlein parla di paradosso: la Camera chiamata a votare una norma incostituzionale, per poi correggerla dopo con un nuovo decreto. “È una forzatura mai vista”.
Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte parla di “manifestazione di incapacità plateale da parte di un governo che non ha ancora imparato la lezione del referendum”. Risultato? “Un incidente istituzionale gravissimo e un pasticcio sul decreto Sicurezza in scadenza”.
Con il nuovo decreto, Meloni evita il conflitto istituzionale diretto con Mattarella ma mantiene la norma identitaria sui rimpatri (europei), sfidando le opposizioni sul terreno dell’immigrazione. La Premier tira dritto, confidando che il Parlamento ratifichi le sue scelte e che i negoziati di Islamabad evitino la guerra totale entro mercoledì.
Fabio Rampelli (FdI) attacca duramente le opposizioni, accusandole di assumere comportamenti situazionisti e di essere “paladina dell’intero circuito che promuove l’immigrazione irregolare”. Rampelli sostiene che la sinistra “non ha a cuore lo Stato di diritto” e vuole uno “stato di anarchia”.
Stefania Craxi (FI) accoglie con favore la decisione di Meloni di intervenire con un provvedimento mirato, dimostrando “attenzione verso le istanze provenienti dal mondo dell’avvocatura”.