Giornata di altissima tensione politica e istituzionale alla Camera dei Deputati. Le opposizioni hanno inscenato una dura protesta in Aula durante l’esame del Decreto Legge Sicurezza, occupando i banchi riservati all’esecutivo e lo spazio antistante l’emiciclo. La scintilla è scoppiata dopo che la maggioranza ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità sul provvedimento, decidendo di tirare dritto nonostante i rilievi tecnici del Quirinale sull’Articolo 30 bis (la norma sui compensi agli avvocati per i rimpatri volontari). Nel caos che ne è seguito, il vicepresidente di turno, Fabio Rampelli, ha espulso il deputato del PD Arturo Scotto.
La protesta è scattata contemporaneamente al voto sulle pregiudiziali. I capigruppo di PD e M5S, Chiara Braga e Riccardo Ricciardi, si sono avvicinati alla presidenza, mentre altri deputati si sono appoggiati ai banchi del Governo. Rampelli ha più volte invitato i deputati a liberare i banchi e a tornare ai loro posti, prima di decretare l’espulsione di Scotto e sospendere la seduta. La Conferenza dei Capigruppo è stata convocata d’urgenza alle ore 15 per decidere come procedere.
I leader del centrosinistra e del M5S hanno condannato all’unanimità la gestione del decreto da parte del Governo Meloni, definendolo un pasticcio giuridico e costituzionale.
Giuseppe Conte (M5S) parla di un “cortocircuito istituzionale gravissimo” e di un “grave vulnus”. L’ex Premier accusa il governo di “incapacità plateale” per aver proposto una norma (l’Articolo 30 bis) che tradisce la funzione essenziale degli avvocati.
Debora Serracchiani (PD) definisce il provvedimento “un precedente molto grave” e la soluzione prospettata da Meloni (un provvedimento ad hoc per correggere i rilievi del Colle) “una toppa peggio del buco”.
Nicola Fratoianni (AVS) denuncia un “mix di arroganza e improvvisazione senza precedenti” e una maggioranza “in pieno stato di confusione”.
Nonostante le critiche e le perplessità del Quirinale, la maggioranza rivendica la validità del pacchetto sicurezza e sostiene la soluzione tecnica annunciata da Giorgia Meloni.
Fabio Rampelli (FdI) attacca duramente le opposizioni, accusandole di assumere comportamenti situazionisti e di essere “paladina dell’intero circuito che promuove l’immigrazione irregolare”. Rampelli sostiene che la sinistra “non ha a cuore lo Stato di diritto” e vuole uno “stato di anarchia”.
Stefania Craxi (FI) accoglie con favore la decisione di Meloni di intervenire con un provvedimento mirato, dimostrando “attenzione verso le istanze provenienti dal mondo dell’avvocatura”.
L’occupazione dei banchi del Governo è l’ultimo atto di una battaglia parlamentare e istituzionale senza esclusione di colpi. Il Decreto Sicurezza, già blindato dalla fiducia al Senato, deve essere convertito in legge entro sabato 25 aprile, pena la decadenza. Meloni ha annunciato che correggere i rilievi del Quirinale con un “provvedimento ad hoc”, ma le opposizioni vedono in questa mossa un’ulteriore forzatura che umilia il ruolo del Parlamento e crea un precedente pericoloso. La capigruppo di oggi sarà decisiva per capire se il Governo riuscirà ad approvare la legge entro la scadenza.