Il fallimento definitivo dei negoziati di Islamabad ha innescato una reazione a catena che sta portando il Medio Oriente verso uno scontro totale. Mentre la delegazione guidata da J.D. Vance rientra a Washington denunciando l’intransigenza nucleare iraniana, il Presidente Donald Trump ha deciso di passare dalle parole ai fatti.
Dalle ore 16:00 (italiane) di oggi, gli Stati Uniti hanno avviato ufficialmente il blocco navale dello Stretto di Hormuz. Trump ha dichiarato che gli USA fermeranno qualsiasi nave che paghi un pedaggio a Teheran, definendo lo Stretto una risorsa internazionale che non può essere soggetta a “ricatti”.
Il tycoon valuta attacchi mirati alle centrali elettriche iraniane e ha avvertito la Cina: dazi al 50% se Pechino invierà armi al regime. “Il loro esercito è distrutto, la loro marina è sott’acqua”, ha liquidato Trump, minimizzando il rischio di ritorsioni.
LO STRAPPO DI LONDRA E LA REAZIONE IRANIANA
Nonostante le pressioni americane, il fronte occidentale mostra le prime crepe: Keir Starmer si sfila. Il premier britannico ha negato il supporto al blocco navale: “Non ci faremo trascinare in questa guerra”.
L’ira dei Pasdaran: Teheran definisce il blocco “pirateria marittima”. I Pasdaran promettono di intrappolare i nemici in un “vortice mortale”, avvertendo che se i porti iraniani non saranno sicuri, nessun porto del Golfo lo sarà.
Mentre la tensione sale nel Golfo, il fronte libanese registra un incidente gravissimo: carri armati dell’IDF hanno speronato mezzi del contingente italiano di Unifil. L’episodio avviene mentre Benjamin Netanyahu visita le truppe al fronte, ribadendo il no a ogni tregua con Hezbollah.
Mentre Putin prova a inserirsi come mediatore sentendo il presidente Pezeshkian e la Cina lancia appelli alla calma per evitare la distruzione dei mercati energetici, la realtà sul campo parla di un’escalation imminente. Con il blocco di Hormuz attivo, il mondo attende ora la prima mossa dei Pasdaran: la linea rossa è stata tracciata.