Il mondo della moda e la cultura italiana piangono la scomparsa di Valentino Garavani, l’ultimo grande imperatore dell’Haute Couture, spentosi oggi 19 gennaio 2026 all’età di 93 anni. La notizia della sua morte chiude un capitolo leggendario della storia del costume mondiale. Dalla Voghera degli anni ’30 alle vette di Parigi e Roma, ha vestito le icone del ‘900 trasformando la moda in arte pura. Il sodalizio eterno con Giancarlo Giammetti e il mito di un colore unico al mondo.
Con la morte di Valentino Clemente Ludovico Garavani, scompare l’uomo che ha insegnato al mondo il significato della parola “eleganza”. Maestro indiscusso di stile, Valentino non ha solo creato abiti, ma ha scolpito un’immagine della donna regale, eterea e sofisticata, rendendo il marchio Valentino sinonimo universale di lusso italiano.
Nato a Voghera nel 1932, Valentino scelse il suo destino giovanissimo. La formazione parigina: studiò francese e moda, lavorando come apprendista per Jean Dessès e Guy Laroche. Dopo le collaborazioni con i maestri romani Schuberth e Ferdinandi, nel 1959 aprì il suo primo atelier in via dei Condotti a Roma. Nel 1960, in un café romano, conobbe lo studente di architettura Giancarlo Giammetti. Fu l’inizio di un legame sentimentale e professionale durato oltre sessant’anni, che trasformò una piccola casa di moda in un impero globale. “Disegna abiti anche la notte” confidava nel 2007 Giancarlo Giammetti. “Non mi piace la gente che ostenta i propri gusti sessuali. Inorridisco a vedere due uomini baciarsi in strada. Io e Giancarlo non ci siamo mai neppure sfiorati una mano in pubblico. E’ una questione di stile”, diceva.
Nessun altro stilista è riuscito a legare indissolubilmente il proprio nome a un colore. Il suo rosso (ispirato da una visione all’Opera di Barcellona) è diventato una tonalità iconica, un mix unico di cadmio, porpora e carminio.
Le sue creazioni hanno accompagnato la storia. Jackie Kennedy: fu lei a consacrarlo definitivamente, scegliendo un abito bianco Valentino per il suo matrimonio con Aristotele Onassis nel 1968. Le Dive: da Elizabeth Taylor a Sharon Stone, da Julia Roberts a Lady Gaga, nessuna stella ha saputo resistere al tocco magistrale dell’Imperatore.
Le tappe di una carriera da record
| Anno | Evento | Note |
| 1962 | Esordio a Pitti Moda (Firenze) | Consacrazione internazionale immediata. |
| 1967 | Premio Neiman Marcus | Il “Nobel della Moda” assegnatogli a Dallas. |
| 2008 | Addio alle passerelle | Una sfilata storica al Musée Rodin di Parigi. |
| 2023 | Passaggio a Kering | Il gruppo acquisisce il 30% del brand per 1,7 miliardi €. |
| 2026 | 19 Gennaio | Scomparsa dello stilista a 93 anni. |
La scomparsa di Valentino Garavani riporta alla mente le immagini di quell’evento leggendario che gli valse definitivamente il titolo di “The Last Emperor”. Fu un addio (o quasi) in grande stile, curato nei minimi dettagli dal premio Oscar Dante Ferretti, capace di trasformare i monumenti millenari della capitale in scenografie di un lusso inarrivabile.
I tre giorni della “Grande Bellezza”
Quell’anniversario fu molto più di una sfilata; fu una dimostrazione di potenza culturale e creativa:
- L’Ara Pacis: La prima volta che il monumento di Augusto ospitò una retrospettiva di abiti d’archivio, un dialogo tra la storia antica e l’Alta Moda.
- Il Tempio di Venere: Un galà senza precedenti tra le colonne del tempio, con il Colosseo a fare da sfondo, concesso per la prima volta proprio a lui.
- La Pagoda a Villa Borghese: La festa finale nel Parco dei Daini, in una gigantesca struttura oro, nero e rosso, dove Annie Lennox cantò per mille invitati d’eccezione, da Caroline di Monaco a Mick Jagger.
«Il minimalismo? Un’offesa alle donne»
Valentino non è mai stato un uomo di compromessi. Mentre il mondo della moda abbracciava il grunge e il minimalismo degli anni ’90, lui rimaneva fedele alla sua visione:
“Sono sempre andato avanti per la mia strada. Vedere come conciano le donne oggi è un’offesa: io le voglio rendere eleganti e sempre perfette”.
Questo spirito è stato immortalato nel celebre docu-film The Last Emperor (diretto da Matt Tyrnauer), che ha mostrato al mondo non solo la perfezione delle sue creazioni, ma anche l’umanità complessa di un artista che considerava la bruttezza un peccato imperdonabile.
Il ritiro e l’eredità filantropica
Dopo il ritiro nel 2008, Valentino ha continuato a essere il custode della sua estetica, supervisionando mostre e coltivando la sua passione per l’arte attraverso la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, dedicata ad attività filantropiche e alla conservazione del patrimonio stilistico italiano.
Oggi Roma, la sua città d’adozione, si prepara a rendergli omaggio. La camera ardente sarà allestita mercoledì e giovedì, dalle 11 alle 18 in piazza Mignanelli, storica sede della maison; i funerali venerdì alle 11, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. In piazza Mignanelli, appena dietro piazza di Spagna, Valentino aprì l’atelier nei primi anni Sessanta, il più frequentato dalle lady del jet set internazionale.