Un confronto per toccare da vicino quali sono le condizioni di vita e di lavoro e capire cosa puo’ fare la giustizia per rompere il vincolo di ricatto dello sfruttatore sul lavoratore. Per questo i magistrati hanno incontrato i lavoratori sfruttati nei campi dell’Agro Pontino. Una delegazione di Magistratura Democratica si è recata in visita alla comunita’ indiana dell’Agro Pontino, al Tempio Sikh di Borgo Hermada, in provincia di Latina. L’incontro è stato organizzato insieme alla Flai Cgil, all’Osservatorio Placido Rizzotto e a Libera, che apre il 22/mo congresso di Md.
“A pochi chilometri donne e uomini vivono lo scandalo del lavoro trasformato in quella moderna forma di schiavitu’ che si chiama caporalato, ma che risalendo la catena di comando si chiama criminalita’”, ha detto il presidente di Magistratura Democratica, Riccardo De Vito, “di questo scandalo e delle possibili soluzioni vogliamo essere megafono. Dalle reazioni a questa forma di sfruttamento nascono le soluzioni per la convivenza civile, ormai ridotta a ordine pubblico”. “Vogliamo capire quali sono i problemi sottesi alla applicazione della legge sul caporalato”, la 199 del 2016. Per Md la legge può essere migliorata negli aspetti di prevenzione ma deve rimanere inalterata nel suo apparato sanzionatorio.
I numeri dell’Osservatorio Placido Rizzotto: il lavoro nei campi ridotto a merce riguarda in Italia 400mila lavoratori che si rivolgono ad un intermediario illegale, con varie sfumature, di lavoro nero e lavoro grigio. “Ci sono problemi da risolvere e chiediamo il vostro aiuto. Lo sfruttamento e’ di tutti, non solo degli indiani”, ha spiegato il presidente della comunita’ indiana del Lazio Gurmukh Singh: “Ci sono problemi con i permessi di soggiorno, per gli alloggi, con le aziende che fanno firmare assunzioni e licenziamento lo stesso giorno. Abbiamo fatto una manifestazione tre anni a Latina, non ci sono stato tanti risultati. Nel Lazio ci sono ragazzi che ancora lavorano 16 ore al giorno per 800 euro al mese, e sulla busta paga c’e’ scritto che lavorano part time”. “Il vero problema – ha detto don Francesco Fiorillo, del presidio di Libera Sud-Pontino – sono i mafiosi non sono i migranti. Dobbiamo essere un po’ piu’ coraggiosi tutti, bisogna alzare la voce perche’ di prudente silenzio ce n’e’ fin troppo”.