La scelta di campo è compiuta. Mentre il Cancelliere tedesco Friedrich Merz marca le distanze dalla “cultura MAGA”, Giorgia Meloni sceglie una via pragmatica e di rottura, confermando che l’Italia parteciperà al Board of Peace, il nuovo organismo internazionale voluto da Donald Trump per la stabilizzazione e la ricostruzione della Striscia di Gaza.
L’annuncio, arrivato durante la missione della premier in Africa, ha innescato una reazione a catena che porterà domani il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a riferire davanti alle commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato. Un passaggio parlamentare che si preannuncia infuocato: l’Aula sarà chiamata a un voto di indirizzo politico sulla partecipazione italiana in veste di “osservatore”.
Per il governo, la scelta è dettata dal realismo e dagli interessi nazionali. «Non possiamo essere esclusi dalla ricostruzione di Gaza», ha spiegato Tajani in un’intervista al Corriere della Sera, sottolineando che la formula dell’osservatore serve a superare le «incompatibilità costituzionali» che impedirebbero un’adesione piena a un organismo a guida monocratica americana.
Roma rivendica la bontà della scelta citando la presenza, allo stesso tavolo, della Commissione Europea (rappresentata dalla commissaria Šuica) e di Cipro, attuale presidente di turno UE. «Allora anche Bruxelles è asservita all’America?», ha ribattuto Tajani alle critiche, confermando la sua disponibilità a volare a Washington giovedì 19 febbraio per il summit inaugurale.
Il fronte del “No” non usa mezzi termini. Il Movimento 5 Stelle accusa Meloni di aver degradato l’Italia a «vassallo degli Stati Uniti», sottolineando come Roma sarà l’unica capitale del G7 e dell’Europa occidentale a sedersi al fianco di Ungheria, Albania e Romania.
Dura anche la segretaria del PD, Elly Schlein, che parla di una «subalternità insostenibile» e di un tentativo di aggirare la Costituzione partecipando a un organismo che, secondo i dem, minerebbe il ruolo delle Nazioni Unite. Anche da Azione e AVS arrivano critiche feroci: per Carlo Calenda, la premier ha «scelto la parte sbagliata», isolando l’Italia dai partner storici come Francia e Germania, che per ora hanno declinato l’invito di Trump.
Nel pomeriggio vertice di maggioranza a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni, di ritorno dal sopralluogo a Niscemi, incontrerà i vicepremier Salvini e Tajani e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. Sul tavolo, oltre alla strategia per il dibattito parlamentare di domani, anche il delicato decreto energia atteso in Consiglio dei Ministri mercoledì.
La scommessa di Meloni è chiara: accreditarsi come l’interlocutore privilegiato di Trump in Europa, sfidando lo scetticismo dell’asse franco-tedesco nella speranza di ritagliare all’Italia un ruolo di primo piano nella futura economia del Medio Oriente.