La tensione tra il Governo e la magistratura ha raggiunto un nuovo picco, trasformando la campagna per il referendum del 22-23 marzo in uno scontro frontale che investe migranti, riforme e trasparenza dei fondi.
Con un video sui social, la premier Giorgia Meloni ha riacceso il conflitto con la magistratura, citando il caso di un cittadino algerino irregolare con 23 condanne (tra cui lesioni gravi a una donna).
Meloni contesta la decisione di alcuni giudici che non solo hanno negato l’espulsione, ma hanno stabilito un risarcimento di 700 euro a carico del Ministero dell’Interno per aver tentato di far rispettare il provvedimento.
Per la premier, esiste una «parte politicizzata» della magistratura che blocca sistematicamente le politiche del governo contro l’immigrazione illegale di massa, rendendo vani gli sforzi su CPR e rimpatri.
Mentre il Paese attende il verdetto referendario, è scoppiato il caso delle bozze segrete. Il Ministero della Giustizia ha confermato di aver già iniziato a scrivere i decreti attuativi della riforma costituzionale. Il Guardasigilli parla di «bozze preparatorie» per non farsi trovare impreparati in caso di vittoria del Sì.
L’ANM e le opposizioni vedono in questa mossa un segnale di arroganza, accusando il governo di considerare il referendum una formalità e di aver già deciso tutto senza il reale confronto promesso con magistrati e avvocatura.
Anche il leader della Lega ha preso le distanze dai toni usati dal collega di governo, invitando a evitare «attacchi e insulti» e a parlare esclusivamente del merito della riforma.
Il Ministro Nordio sarà chiamato a rispondere in Aula a un’interrogazione del PD riguardo alla richiesta di via Arenula di conoscere i nomi dei finanziatori del Comitato per il No (promosso dall’ANM). Nordio difende la richiesta come un «atto di trasparenza» dovuto dopo l’interrogazione del deputato Costa (FI).
L’ANM fa muro citando le norme sulla privacy e denunciando un tentativo di delegittimazione attraverso «liste di proscrizione».
Si apre anche un fronte interno alla maggioranza: Angelo Bonelli (AVS), citando un’inchiesta de L’Espresso, accusa FdI di finanziare la campagna referendaria utilizzando i fondi del gruppo parlamentare anziché quelli del partito. Galeazzo Bignami (FdI) ha replicato seccamente definendo l’inchiesta «inconsistente» e assicurando la totale regolarità dei manifesti elettorali.