Un invito a non rassegnarsi a preferire le tenebre perche’ “siamo fatti di luce”. Monsignor Mario Delpini, alla sua prima messa di Natale come arcivescovo di Milano, in un Duomo gremito di fedeli ha incentrato su quest’invito l’omelia: “Mi hanno detto che la gente della mia citta’ preferisce le tenebre alla luce: e’ insidiata dalla paura che venga alla luce cio’ di cui si vergogna, teme che si scopra il lato di se’ che vuole nascondere, e’ oppressa da sensi di colpa, da complessi di inadeguatezza, dal soffrire come una umiliazione la propria fragilita’. Mi hanno detto che la mia citta’ preferisce le tenebre alla luce, preferisce la maschera alla verita’, preferisce l’apparenza artificiosa alla semplicita’, preferisce narrare storie di progressi infiniti”.
“Io, pero’ – ha detto Delpini – non mi rassegno, noi non ci rassegniamo a preferire le tenebre: siamo convocati per celebrare il mistero dell’irrompere della luce e accogliamo Gesu’ e nella sua luce vediamo la luce. E l’irradiarsi della sua luce, il diffondersi della sua gloria manifesta che le paure della mia gente non sono fondate, che la verita’ piu’ profonda di noi stessi non e’ la desolazione per il male commesso, la vergogna per la parte di noi stessi che non ci piace”. Per Delpini, “la verita’ piu’ profonda e’ luminosa, e’ gloriosa: il mondo e’ stato fatto per mezzo di lui. Siamo fatti di luce, siamo fatti a immagine del Verbo pieno di grazia e di verita’. Siamo autorizzati ad avere stima di noi stessi: abbiamo contemplato la sua gloria, gloria del figlio unigenito. A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”.