La rata del prestito pensionistico per chi vuole uscire dal lavoro tre anni prima della pensione di vecchiaia (65 anni) potrebbe essere fino al 15% dell’assegno per i 20 anni nei qiali si dovrà restituire l’anticipazione. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Tommaso Nannicini, in conferenza stampa al termine dell’incontro con i sindacati. “Naturalmente – ha precisato – la rata sulla pensione sarà molto più bassa per coloro che hanno perso il lavoro”.
Le rate di ammortamento per l’anticipo pensionistico saranno “modulate a seconda di chi e’ piu’ o meno meritevole di tutela”. Lo ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, precisando che non ci sara’ una rata fissa ma un sistema “socialmente piu’ equo”. Tanto lui quanto il ministro Giuliano Poletti hanno spiegato che l’anticipo pensionistico deve essere compatibile con il bilancio e con gli impegni europei ma nello stesso tempo deve garantire equita’ sociale. Il costo della flessibilita’ e’ stimato in 10 miliardi ma con lo strumento ipotizzato dal governo potrebbe “costare magari meno di un decimo”, ha precisato Nannicini. Nel caso di un disoccupato di lunga durata, lo Stato si farebbe carico della rata di ammortamento e del capitale. Nel caso di ristrutturazione aziendale potrebbe essere l’azienda a farsi carico di una parte dei costi. L’azienda che ha interesse puo’ intervenire nello schema – ha detto Poletti – oppure il secondo pilastro pensionistico. Chi sceglie volontariamente subira’ costi maggiori.
Nannicini ha precisato che l’anticipo pensionistico potra’ essere chiesto all’Inps senza garanzie reali e in caso di mancato pagamento delle rate nessuno si rivarra’ sugli eredi o su coloro che percepiscono la pensione di reversibilita’. La detrazione fiscale ridurra’ i costi della rata di ammortamento: “Se la pensione netta e’ ridotta del 5% – ha detto Nannicini – la detrazione fiscale potrebbe coprire la meta’, il 2,5%. La rata sara’ comprensiva di capitale e interesse e lo Stato si fara’ carico di parte della restituzione del capitale. Proprio l’intervento dello Stato esclude anche eventuali fluttuazioni dei tassi di interesse.
Il ministro del Lavoro Poletti ha spiegato che nell’incontro sono stati affrontati “due grandi temi”: previdenza e mercato del lavoro. “Abbiamo convenuto di continuare il confronto – ha detto – sia su coloro che devono andare in pensione che sulle problematiche che riguardano i pensionati, come no tax area e rivalutazione degli assegbni. Il confronto non è sintetizzabile solo con l’Ape (anticipazione pensionistica)”. Il ministro del Lavoro ha inoltre affermato che “c’è anche una valutazione che riguarda problematiche come i lavori usuranti, perché non tutti i lavori sono uguali. L’intervento deve essere compatibile finanziariamente e con gli impegni europei e deve avere elementi di equità”. Poletti ha aggiunto che la parte dell’intervento a carico dello Stato riguarderà proprio in particolare i lavori usuranti e le persone non occupate. “Ci sono delle problematiche urgenti che hanno bisogno di interventi nel 2016 – ha concluso – abbiamo poi scelto di sostenere le politiche attive del lavoro con il mantenimento e il rafforzamento dei centri per l’impiego”. Su questo versante sarà necessario un confronto con le Regioni.
“È importante che l’incontro tra Cgil, Cisl, Uil e Governo cominci ad entrare nel merito. Il primo punto che deve essere chiaro per noi è che un eventuale accordo sia definito prima del referendum sulla Costituzione. In caso contrario, non solo si entrerebbe in una turbolenza politica difficilmente governabile, ma si correrebbe anche il rischio di non avere i tempi tecnici per inserire l’eventuale accordo nella legge di Stabilità”. Lo dichiara Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “L’Inps – prosegue – secondo il Governo, sarà il front office dell’anticipo pensionistico: noi vorremmo che fosse anche ‘l’ufficiale pagatore’ della pensione ed il garante, insieme allo Stato, dell’intera operazione. Un secondo punto è costituito dall’individuazione dei soggetti deboli per i quali la flessibilità della pensione è una necessità prima che una scelta: disoccupati senza ammortizzatori sociali, precoci, addetti a lavori usuranti ed invalidi. Si tratta di persone che non possono essere penalizzate”. “Infine, la misura di flessibilità che il Governo adotterà non potrà riferisci ad alcune platee anagrafiche (’51, ’52, ’53!!), ma essere un intervento strutturale”, conclude.