Vladimir Putin ha presenziato in uniforme militare alle esercitazioni congiunte russo-bielorusse Zapad 2025, una mossa che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha interpretato come un chiaro tentativo di “intimidire la NATO”. Le manovre, che secondo Putin hanno coinvolto ben 100.000 soldati, si sono svolte nel poligono di Mulino, nella regione di Nizhny Novgorod, vicino ai confini dell’UE. Minsk ha dichiarato che le simulazioni hanno incluso la “pianificazione e valutazione dell’uso di armi nucleari” ai confini dell’Alleanza Atlantica.
Mentre la tensione militare sale, lo stallo politico continua. L’encefalogramma dei colloqui di pace tra Mosca e Kiev resta piatto, e l’ambiguità di Donald Trump complica ulteriormente il quadro delle sanzioni. Zelensky ha lanciato un appello diretto all’ex presidente americano, in visita a Londra per incontrare Re Carlo, chiedendogli di prendere una “posizione chiara” sul conflitto e sulle sanzioni. Il leader ucraino ha sottolineato che Trump è “abbastanza forte da prendere decisioni da solo”, senza dover attendere che Paesi come Turchia, Ungheria e Slovacchia interrompano gli acquisti di energia russa. La risposta di Trump, tuttavia, non è stata conciliante: il presidente ucraino “dovrà arrivare a un accordo”.
La richiesta di Trump di azzerare gli acquisti di gas e petrolio russi in cambio del via libera a nuove sanzioni si scontra con la realtà di diversi Paesi NATO. La Turchia, ad esempio, importa il 57% del suo petrolio dalla Russia, mentre Ungheria e Slovacchia godono di deroghe speciali data la loro forte dipendenza. Budapest ha ribadito che non accetterà “mai una soluzione che metta a repentaglio la sicurezza dell’approvvigionamento”. Nel frattempo, la Polonia accusa Mosca di “tattiche di minacce ibride” dopo che un drone russo è stato intercettato ieri sera nei pressi di edifici governativi a Varsavia. L’incidente, definito dal vice ministro per gli Affari europei Ignacy Niemczycki come parte di una strategia russa che include sabotaggi e disinformazione, ha spinto Varsavia a chiedere sanzioni più severe. La Commissione Europea ha però rinviato la presentazione del diciannovesimo pacchetto di sanzioni, alimentando l’imbarazzo a Bruxelles.