Mario Draghi torna a scuotere l’Europa con un monito severo: l’inerzia e l’autocompiacimento del continente stanno mettendo a rischio non solo la sua competitività, ma la sua stessa sovranità. Durante la conferenza di alto livello “A un anno dal rapporto Draghi”, l’ex premier ha lanciato un’accusa diretta a Bruxelles, sottolineando la lentezza con cui sono state recepite le sue raccomandazioni e l’urgenza di un’azione decisa di fronte ai mutati scenari globali.
Secondo la diagnosi di Draghi, a dodici mesi dalla presentazione del suo rapporto, l’Europa si trova in una situazione ancora più difficile. “Il nostro modello di crescita sta svanendo”, ha dichiarato. I dati finanziari parlano chiaro: il debito pubblico è destinato a salire, e il fabbisogno di investimenti è aumentato, ma l’Unione resta “prigioniera dell’inerzia dell’unanimità” tra i 27 Stati membri. L’ex presidente della BCE ha criticato la tendenza a nascondersi dietro “scuse per la propria lentezza”, invitando invece a un’accelerazione delle riforme e a una mobilitazione del capitale privato. Ha persino suggerito l’idea di una “cooperazione rafforzata” tra Paesi disposti a muoversi più rapidamente, aprendo alla possibilità di un debito comune tra alleanze di Stati per finanziare progetti cruciali.
Le stoccate più dure sono arrivate sul fronte commerciale e sul Green Deal. Draghi ha puntato il dito contro la dipendenza europea dagli Stati Uniti e dalla Cina. L’ex premier ha osservato che la dipendenza militare da Washington ha costretto l’Europa ad accettare un accordo commerciale in gran parte alle condizioni dettate da Donald Trump, mentre la dipendenza dalla Cina per le materie prime critiche ha ridotto la capacità di contrastare il suo sostegno alla Russia.
Non è stato risparmiato neanche il Green Deal. Secondo Draghi, i presupposti su cui si basano alcuni degli obiettivi, come lo stop ai motori a benzina e diesel entro il 2035, non sono più validi. Una posizione che trova sponda in diversi leader europei, tra cui Ursula von der Leyen e la premier italiana Giorgia Meloni, che sono favorevoli a una revisione del piano. Nonostante ciò, la reazione di Bruxelles sembra rimanere prudente. La presidente della Commissione ha ammesso che raggiungere l’indipendenza europea “richiederà anni”, lasciando intendere che la responsabilità dell’azione ricade ora sulle spalle dei governi nazionali e del Parlamento europeo. La certezza che sembra unire tutti è che “il business as usual non funziona più”.