GAFFE PD SU FB, ‘AIUTIAMOLI A CASA LORO’, POI POST RIMOSSO
‘Ci deve essere un numero chiuso di arrivi, non ci dobbiamo sentire in colpa se non possiamo accogliere tutti’. Una dichiarazione, quella di Matteo Renzi sui migranti che suscita polemiche, accese ulteriormente da un post su facebook, poi rimosso tra le critiche, che recitava ‘aiutiamoli a casa loro’. Ironia dei militanti: ‘parole da Lega’. Renzi rimprovera ai governi Berlusconi e Letta di avere accettato i due regolamenti di Dublino. Accuse rinviate al mittente dagli interessati, che criticano invece il piano Triton. Gentiloni a margine del G20 insiste: non si puo’ accogliere tutti e in un solo Paese. Alfano lavora al rafforzamento dei rapporti con la Libia.
Sulla questione migranti occorre “uno sguardo d’insieme uscendo dalla logica buonista e terzomondista per cui noi abbiamo il dovere di accogliere tutti quelli che stanno peggio di noi. Vorrei che ci liberassimo da una sorta di senso di colpa. Noi non abbiamo il dovere morale di accogliere in Italia tutte le persone che stanno peggio. Se ciò avvenisse sarebbe un disastro etico, politico, sociale e alla fine anche economico. Noi non abbiamo il dovere morale di accoglierli, ripetiamocelo. Ma abbiamo il dovere morale di aiutarli. E di aiutarli davvero a casa loro”. Lo scrive Matteo Renzi nel suo libro “Avanti”, che uscirà la prossima settimana ma di cui Democratica offre un’ampia anticipazione sul tema immigrazione, nella quale il segretario Pd circostanzia la proposta di numero chiuso avanzata questa mattina. “Se qualcuno rischia di affogare in mare – scrive Renzi – è ovvio che noi abbiamo il dovere di salvarlo. Cominciando, nel contempo, a bloccare lo squallido business delle partenze e il racket che gestisce il flusso dei disperati che si accalcano su un gommone nelle notti libiche alla volta dell’Europa. Ma non possiamo accoglierli tutti noi. E aver accettato i due regolamenti di Dublino, come hanno fatto gli esecutivi italiani del 2003 e del 2013, è stato un errore clamoroso”.
Ma per Renzi i migranti “vanno aiutati a casa loro. Perché l’immigrazione indiscriminata è un rischio che non possiamo correre. Sostenere la necessità di controllare le frontiere non è un atto razzista, ma un dovere politico. Ed è evidente che occorre stabilire un tetto massimo di migranti, un ‘numero chiuso’, che, in relazione alle capacità del sistema paese di valorizzare e integrare in maniera diffusa, nel rispetto della sicurezza e della legalità, consenta un’accoglienza positiva e sostenibile. Il tutto, naturalmente, ribadendo la necessità che la responsabilità dell’accoglienza sia equamente condivisa con gli altri stati europei. Perché un eccesso di immigrazione non fa bene a nessuno”. Insomma, conclude il segretario del Pd, “il controllo dell’immigrazione non è un atto di razzismo, ma di ragionevolezza”. Un “elemento di semplice buon senso” che “cozza con il buonismo filosofico e con l’utilitarismo universalista di ceta classe dirigente e dei raffinati ‘ceti riflessivi’ di alcune redazioni”.
Il commento di Paolo Gentiloni, da Amburgo, dove si è svolto il vertice del G20.
“Il vertice di Tallinn e’ stato deludente perche’ purtroppo ci sono strumenti che mancano e le regole non sono quelle giuste: la solidarieta’ non puo’ essere basata sul volontariato a livello di Stato ma va imposta con regole”. Lo ha detto l’ex premier Enrico Letta, a margine di un incontro sulla Francia di Macron, all’Istituto francese di Milano. Secondo Letta, “se queste regole non ci sono e’ impossibile, non puo’ funzionare e l’Europa non e’ efficace su una questione delicata dal punto di vista concreto e anche della sua credibilita’ di fronte ai cittadini”. A chi gli avevo chiesto perche’ l’Italia sia rimasta isolata in Ue sui migranti, Letta ha risposto che “in gran parte e’ una questione di gioco del cerino: anche la Germania e’ stata da sola due anni col milione di rifugiati che entravano, la Germania ha chiesto solidarieta’ e nessuno gliel’ha data”. Questo “gioco del cerino e’ la conseguenza dell’assenza di regole e meccanismi cogenti”.