La capitolazione è arrivata. Dopo 48 ore di resistenza arroccata nel suo ministero, Daniela Santanchè si è dimessa. La notizia è piombata nell’Aula della Camera poco dopo le 18:00, accolta da un lungo applauso delle opposizioni, mettendo fine a quello che Nicola Fratoianni ha definito un “indegno teatrino”.
Nella sua lettera di dimissioni, Daniela Santanchè non nasconde il fiele. Utilizzando il garibaldino “Obbedisco”, la ormai ex Ministra del Turismo mette nero su bianco la sua verità:
- La sfida alla Premier: “Ho voluto fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare”, scrive, sottolineando che non considera le dimissioni un atto dovuto (visto il casellario giudiziale “immacolato”).
- Il rifiuto del ruolo di vittima sacrificale: Santanchè respinge con forza l’idea di essere il “capro espiatorio” della sconfitta referendaria, ricordando i buoni risultati del Sì in Lombardia e nel suo collegio. ‘Cara Giorgia lascio, il mio certificato penale è immacolato ma sono abituata a pagare i conti anche quelli degli altri, non volevo essere un capro espiatorio’.
- L’amarezza: “Sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri”, conclude con una stoccata che sembra indirizzata ai colleghi di partito e di governo.
LE OPPOSIZIONI: “CI SONO VOLUTI 15 MILIONI DI NO”
Il fronte del “campo largo” festeggia quella che considera una vittoria postuma del referendum. Per Giuseppe Conte, la caduta della ministra è merito diretto dei cittadini: “Ci sono voluti tre anni e 15 milioni di No per far dimettere una ministra responsabile di una truffa Covid”.
Dello stesso avviso Elly Schlein, che rilancia sui social: “Sempre troppo tardi”. Secondo Riccardo Magi (+Europa), la Premier ne esce “politicamente a pezzi”, indebolita da una gestione del post-voto che ha trasformato le istituzioni in un “ring da bar”.
Con l’uscita di scena di Santanchè, che segue quelle di Delmastro e Bartolozzi, il Governo Meloni si trova con un buco nero in un settore strategico come il Turismo.
È quasi certo che la Premier assumerà l’interim del ministero per qualche giorno per congelare le tensioni interne a Fratelli d’Italia. La pressione per un mini-rimpasto si fa insostenibile. Meloni deve coprire tre caselle (includendo la delega di Fitto a Bruxelles) cercando di non alterare i pesi della coalizione.
Da Palazzo Chigi continuano a filtrare rassicurazioni: “Nessuna crisi, la maggioranza è solidissima”. Tuttavia, il calendario parlamentare di lunedì — che prevedeva la mozione di sfiducia — verrà ora stravolto.