E’ durato cinque ore di vertice sulla Tav ma non sono bastate per risolvere i contrasti in seno alla maggioranza di governo: non c’e’ ancora una mediazione tra M5s e Lega. Ora si pensa ad un un approfondimento giuridico sui bandi di Telt e ad un confronto con la Francia, con possibile vertice bilaterale, sui criteri di finanziamento dell’opera. Di Maio e Salvini hanno lasciato Palazzo Chigi senza lasciare dichiarazioni. Mentre il premier Conte, che ha promesso una decisione entro venerdi’, per ora non parla. Lunedi’ il cda di Telt dovra’ dare il via libera ai bandi. In gioco, ricorda la commissione Ue, ci sono 800 milioni di euro che, in caso di mancato avvio delle gare, l’Italia potrebbe perdere.
“Saranno necessari ulteriori incontri non essendoci un accordo finale”. Cosi’ termina la nota di Palazzo Chigi diffusa all’indomani del vertice di governo sulla Tav.
Per questa sera alle 19,30 è convocato un Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi che ha all’ordine del giorno la ratifica di una serie di convenzioni ma che sarà l’occasione per rifare il punto sulla situazione visto anche che il premier Conte ha promesso una soluzione entro domani. Il tempo per una decisione sta per esaurirsi: il termine per la partenza dei primi due bandi scade lunedì ed il rischio, come denunciano le opposizioni, è “di perdere 800 milioni di finanziamenti europei se verrà bloccata l’opera”. Nell’incontro di ieri notte, dopo la parte tecnica relativa alla relazione costi-benefici, Conte, i suoi vice Salvini e Di Maio e il ministro delle Infrastrutture Toninelli hanno proseguito il confronto sulla ferrovia Torino-Lione, che divide i due principali partiti di governo. Unica decisione assunta la richiesta di un vertice bilaterale con la Francia per verificare i criteri di finanziamento della Tav. “A distanza di vari anni dalle analisi effettuate in precedenza e, in particolare, alla luce delle più recenti stime dei volumi di traffico su rotaia e del cambio modale che ne può derivare, sono emerse criticità – spiega la nota di Palazzo Chigi – che impongono una interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto, al fine di verificare la perdurante convenienza dell’opera e, se del caso, la possibilità di una diversa ripartizione degli oneri economici, originariamente concepita anche in base a specifici volumi di investimenti da effettuare nelle tratte esclusivamente nazionali”. Intanto le opposizioni incalzano. Annamaria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato osserva che “alla roulette notturna sulla Tav è uscito ancora una volta lo zero. Tra il sì di Salvini e il no di Di Maio ha vinto il forse, cioè ha perso l’Italia” e definisce un “espediente per perdere altro tempo” l’idea del vertice bilaterale con la Francia. L’ex premier Matteo Renzi sfida Matteo Salvini: “Qui si vedrà se Matteo Salvini è un leader o no. O fa la Tav e si può fare perchè i numeri in Parlamento ci sono, oppure sta bloccando il Nord alla faccia di chi dice che la Lega vuole lo sviluppo”.