Alla fine la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è soddisfatta delle conclusioni del vertice. Tra i risultati: la sospensione del Patto di stabilita’ e crescita non deve limitarsi alle spese della difesa; viene escluso che l’Italia possa dirottare i fondi di Coesione al riarmo. Parola che a premier non condivide, la definisce ‘infelice’ perché’ trasmette un messaggio sbagliato “Abbiamo condotto una battaglia per escludere i fondi di coesione, cioe’ per escludere la possibilita’ che venissero forzatamente dirottate risorse dai fondi di comunità alle spese sulla difesa. E’ rimasta una clausola per cui volontariamente le nazioni possono fare questa scelta”, ha spiegato Meloni. “Chiaramente noi non possiamo impedire che altre nazioni decidano di fare questa scelta, soprattutto quelle che sono più’ esposte, ma per quello che mi riguarda io proporro’ al Parlamento di chiarire fin da subito che l’Italia non intende dirottare fondi della coesione, sono fondi importantissimi per noi, sull’acquisto di armi. E questa sara’ ovviamente una decisione che poi prenderemo insieme al Parlamento, sicuramente sara’ la proposta che io portero’ avanti”, ha assicurato.
Poi la questione del debito. Buona parte delle proposte nel piano di ReArm Eu sono basate sul nuovo debito degli Stati, seppure scorporato dal deficit e favorito in parte dal prestito comune dei 150 miliardi. Il presidente del Consiglio ha incaricato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, di presentare già al prossimo Ecofin una proposta per istituire una garanzia europea per favorire gli investimenti nel settore, puntando quindi sui fondi privati, come avviene con InvestEu. “Chiaramente quando le nazioni come la nostra si approcciano con la materia del debito ci sono dei rischi che vanno tenuti in considerazione”, ha evidenziato. Meloni – che ha raccolto molto interesse sulla proposta di convocare un vertice Ue-Usa sul futuro di Kiev – ribadisce che trova “complessa e inefficace” la proposta di inviare delle truppe sul territorio ucraino come garanzia di sicurezza, preferirebbe l’estensione dell’articolo 5 della Nato (senza ovviamente adesione) al Paese.
“Penso che la questione ovviamente centrale della pace in Ucraina, sulla quale penso che dobbiamo fare tutti gli sforzi possibili per favorire un processo di pace, chiaramente salutando favorevolmente, dall’iniziativa americana, tutti coloro che vogliono arrivare a un processo di pace. Ma una pace giusta ha bisogno di garanzie di sicurezza certe. Le garanzie di sicurezza certe secondo me stanno sempre nell’alveo dell’alleanza atlantica, l’unico modo serio per garantirle e’ quello, poi ci sono diversi modi per farlo in cui stiamo portando avanti le nostre proposte ma secondo me quella di inviare truppe non meglio identificate, truppe europee poi, insomma francesi, britanniche, e’ la soluzione piu’ complessa e forse la meno efficace. L’ho detto e l’ho ribadito. Ho anche escluso la possibilita’ che in questo quadro possano essere inviati soldati italiani e penso che dobbiamo ragionare anche su soluzioni piu’ durature anche di quelle che potrebbero rappresentare oggi un invio di truppe”, ha spiegato. “Altro tema e’ le questioni delle missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite ma e’ tutta altra materia perche’ sono missioni che intervengono quando c’e’ un processo di pace iniziato e non e’ la proposta di cui si sta parlando in queste ore”, ha precisato ancora.
Per Meloni un’estensione dell’articolo 5 della Nato “sarebbe molto più’ efficace, sarebbe una garanzia di sicurezza stabile, duratura, effettiva”. “Una soluzione che possa essere effettiva e seria – dice – perché noi per questo abbiamo combattuto in questi tre anni. Tutti gli sforzi che noi abbiamo giustamente fatto erano per arrivare a una pace, a una pace che aveva delle regole e oggi che grazie a quel lavoro ci sono le condizioni. Perché se noi non avevamo supportato l’Ucraina oggi non stavamo parlando di pace, questo lo ricordo a tutti quelli che dicono che siamo noi, anzi che sono io che ho scatenato la in L’Ucraina, ho sentito dire queste cose folli. Noi abbiamo lavorato banalmente perché non ci fosse un’invasione dell’Ucraina, perché l’Ucraina rimanesse in piedi e perché ci fossero delle condizioni adeguate per sedersi al tavolo. Oggi siamo arrivati a quel momento e dobbiamo raccogliere i frutti dei sacrifici che abbiamo fatto”.