Il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, lancia un appello per la tutela dell’informazione, chiedendo che il dibattito pubblico si liberi dalle ideologie e dalle strumentalizzazioni politiche. Intervenendo ad Agorà su Rai3, Ranucci ha richiamato l’attenzione sul “prezzo altissimo” pagato dalla categoria in Italia, ricordando i 30 colleghi uccisi dal Dopoguerra per aver raccontato terrorismo e criminalità organizzata.
L’Appello per la Sicurezza e l’Equo Compenso
Il cuore del suo intervento si è concentrato sulla necessità di non delegittimare i giornalisti durante il loro lavoro e di fornirgli gli strumenti necessari per operare “con tranquillità”.
“Adesso vorrei che si evitasse di strumentalizzare a livello politico perché credo che non abbia senso… Credo che quando accadono queste cose bisogna liberarsi dalle ideologie intanto e cominciare a capire che è importante non delegittimare i giornalisti mentre lavorano, aiutarli a non sbagliare,” ha dichiarato Ranucci.
Il giornalista ha voluto sottolineare le difficoltà, spesso ignorate, che affliggono la stampa locale. A differenza dei colleghi in grandi aziende come la Rai, che offrono tutele anche legali, molti professionisti, soprattutto a livello locale, lavorano in condizioni precarie:
- Minacce e Intimidazioni: Secondo l’associazione Ossigeno, in Italia ci sono 516 giornalisti minacciati, sottoposti a querele, intimidazioni fisiche o costretti a vivere sotto scorta.
- Problemi Economici: Molti colleghi “non sono pagati” o non ricevono l’equo compenso, come denunciato anche dall’Europa.
Ranucci ha concluso lanciando un monito sulla vulnerabilità dei giornalisti locali, spesso “preda del mobbing, di rivalse dell’imprenditore arrogante, del criminale del posto o del politico che non vuole che si facciano inchieste su di lui,” figure che, talvolta, coincidono nello stesso editore.