Scoppia la polemica sulle dichiarazioni di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, in merito all’assalto vandalico alla redazione del quotidiano La Stampa a Torino. Pur condannando l’atto, la giurista è finita sotto il fuoco incrociato della politica per aver aggiunto un avvertimento controverso alla stampa italiana.
Intervenendo a Roma Tre, prima di unirsi al corteo pro-Palestina, l’Albanese ha dichiarato: “Condanno […] l’assalto di un centinaio di manifestanti […] Ma al tempo stesso questo sia anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro, per riportare i fatti al centro del loro lavoro e, se riuscissero a permetterselo, anche un minimo di analisi e contestualizzazione.”
La relatrice ONU aveva precedentemente espresso perplessità sul fatto che l’irruzione a La Stampa avesse ricevuto maggiore copertura mediatica rispetto alle manifestazioni pro-Palestina che si svolgono da “anni”.
Le parole, che sembrano suggerire una giustificazione parziale dell’attacco, hanno provocato l’immediata e unanime reazione della politica, dalla maggioranza all’opposizione.
- Giorgia Meloni: La Presidente del Consiglio, pur senza nominare Albanese, ha criticato aspramente l’affermazione: “È molto grave che, di fronte a un episodio di violenza contro una redazione giornalistica, qualcuno arrivi a suggerire che la responsabilità sia – anche solo in parte – della stampa stessa. La violenza non si giustifica.”
- Luca Ciriani (FdI): Il Ministro ha definito le dichiarazioni “sconcertanti” e “inconcepibile paventare che chi subisce un qualsiasi episodio violento se lo sia in qualche modo meritato.”
- Silvia Sardone (Lega): La vice segretaria del Carroccio ha parlato di “minaccia implicita”, mentre la deputata Simona Loizzo si è chiesta: “Qual è il significato? Che i giornalisti devono stare attenti a non criticare i pro Pal sennò poi subiscono le conseguenze?”
- Filippo Sensi (PD): Il senatore Dem ha usato toni durissimi: “mi fanno orrore le parole di Albanese.”
- Davide Faraone (IV): Il vicepresidente di Italia Viva ha puntato il dito sul nesso causale, quel “ma” che “traversiva da analisi politica” una “pedagogia da caserma” che tenta di “normalizzare la violenza”.
- Carlo Calenda (Azione): Il leader di Azione ha inserito Albanese in una categoria di figure di cui la sinistra “si dovrà a un certo punto vergognare”.
Nonostante la valanga di critiche, Francesca Albanese ha ribadito la sua posizione dal palco della manifestazione a Roma. Ha condannato il blitz ma ha respinto l’accusa di aver commesso uno scivolone. “Pare che stiano provando ad affossarmi,” ha detto Albanese. “Non c’è stato nessuno scivolone.” Rivolgendo un attacco ai suoi detrattori, ha concluso: “Vergognatevi.”
‘Le parole di Francesca Albanese sui giornalisti italiani sono pericolose e penose. Fanno pensare più ad una minaccia che alla solidarietà ai colleghi della Stampa. I giornalisti italiani hanno bisogno di rispetto, non hanno bisogno di lezioni, né dai ProPal né dai lobbisti filo israeliani. Le parole usate come pietre producono rischi enormi, in un momento in cui l’informazione italiana è sotto pressione, e le minacce ai giornalisti sono all’ordine del giorno’. Lo afferma in una nota la segretaria della Fnsi Alessandra Costante.
In serata, ospite su Nove di “Accordi e Disaccordi”, Albanese risponde direttamente alle critiche di Meloni e degli altri esponenti politici: “Secondo me mi criticano perchè faccio paura, rappresento il cambiamento e il risveglio delle coscienze. E non lo faccio volontariamente: l’Italia si è risvegliata, ha visto che l’economia della guerra che massacra i palestinesi è la stessa che sta erodendo i diritti fondamentali in questo Paese. Sono stata chiarissima: condanno la violenza nei confronti della redazione La Stampa, la mia colpa è aver criticato anche la stampa italiana e occidentale per il pessimo lavoro, indegno, sulla questione palestinese”. E poi ribadisce: “La violenza non è mai una risposta neanche in una situazione violenta come l’Italia in questo momento. Neanche in un sistema violento bisogna utilizzare la violenza. A parte il danno materiale e morale ai giornalisti, che è indegno, si distrugge anche la causa e le ragioni di chi scende in piazza. Prova ne è il fatto che oggi l’unica notizia di cui si parla è l’attacco indegno e violento contro la Stampa”.