Clamorose dimissioni scuotono l’establishment ucraino. Andriy Yermak, consigliere presidenziale e considerato il braccio destro di Volodymyr Zelensky, ha lasciato il suo incarico di capo dell’ufficio presidenziale. La decisione arriva dopo la perquisizione del suo appartamento nell’ambito dell’inchiesta “Operazione Midas”, un vasto scandalo di corruzione da oltre 100 milioni di euro legato al gigante energetico statale Energoatom.
Yermak, un avvocato ed ex produttore cinematografico legato a Zelensky dal 2011 e in carica dal febbraio 2020, era noto nella cerchia presidenziale come “l’eminenza verde” per la sua influenza. Tuttavia, era anche una “figura altamente impopolare” tra gli ucraini, che vedevano in lui “tutto quello che il presidente fa di sbagliato”, secondo l’analista Nataliya Gumenyuk.
Nell’annunciare le sue dimissioni, Yermak ha espresso amarezza e sfida, dichiarando: “Vado al fronte e sono pronto a qualsiasi rappresaglia.” Ha aggiunto di essere “disgustato” per non aver visto tutelata la sua dignità.
Il caso di corruzione coinvolge anche altri politici e il produttore cinematografico Timur Mindich, socio di Zelensky e presunto capo della rete, fuggito all’estero. Indiscrezioni sulla stampa di Kiev suggeriscono che a Yermak fosse destinata una lussuosa villa frutto del giro illecito, e che gli inquirenti si riferissero a lui con l’appellativo di “Ali Baba”.
Il Presidente Zelensky, pur accettando le dimissioni, ha elogiato Yermak per aver “sempre rappresentato la posizione dell’Ucraina nei negoziati nel modo giusto,” ma ha chiarito che l’Ucraina non può permettersi “di essere distratta da nient’altro che dalla difesa.”
Le dimissioni di Yermak sono viste da molti come il più grande banco di prova politico per Zelensky dall’inizio della guerra.
- Punto di forza: Per alcuni, come la giornalista Olga Rudenko, l’indagine sull’uomo più potente del Paese, in piena guerra, è la prova della forza della democrazia ucraina e delle sue istituzioni anticorruzione indipendenti.
- Punto debole: Altri, tuttavia, ritengono che la decisione sia arrivata troppo tardi, sollevando il dubbio su quanto sapesse il Presidente delle azioni del suo “amico fraterno” ed ex socio in affari Mindich.
Lo scandalo ha avuto ripercussioni immediate sulla diplomazia. Yermak era atteso negli Stati Uniti per i negoziati cruciali sul piano di pace.
La guida della delegazione ucraina è stata ora assegnata a Rustem Umerov, ex ministro della Difesa e attuale segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e la Difesa. La delegazione confermata include anche il capo degli 007 militari, Kirylo Budanov.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha commentato le dimissioni affermando che gli eventi a Kiev indicano una “profonda crisi politica provocata da scandali di corruzione”.
Peskov ha suggerito che la corruzione sia “radicata nei soldi che europei e americani donano per la guerra”, e ha ribadito che le conseguenze di questa crisi, che mette in allarme gli alleati occidentali, sono imprevedibili.