Affondo sull’Europa «irriconoscibile» e il caso Macron: «Convinto in tre minuti con i dazi sul vino». Il Presidente Usa rivendica il boom economico: «Siamo il motore del pianeta».
Doveva essere un intervento di 45 minuti, si è trasformato in un monologo fiume di 72 minuti che ha scosso le fondamenta del World Economic Forum. Donald Trump è tornato a Davos e lo ha fatto con la forza d’urto di un uragano, alternando lusinghe a minacce, rivendicazioni economiche e proposte geopolitiche che sanno di fantapolitica: l’acquisizione della Groenlandia.
L’affondo all’Europa: «Non vi riconosco più»
Il Presidente statunitense ha aperto il suo intervento con un attacco frontale al Vecchio Continente. Pur dichiarando il suo «amore» per l’Europa, Trump non ha usato giri di parole per criticare la gestione dei flussi migratori. «Alcuni posti in Europa, francamente, non sono neanche più riconoscibili», ha incalzato il tycoon, puntando il dito contro «l’immigrazione di massa non controllata». Per Trump, l’Europa si starebbe «distruggendo da sola» a causa di una cultura politica fallimentare degli ultimi dieci anni.
Il messaggio è chiaro: seguite il modello americano o soccomberete. «Noi siamo il motore economico del pianeta», ha rivendicato citando una crescita stimata del 5,4% e un deficit commerciale abbattuto del 77%.
Il caso Groenlandia: «Un pezzo di ghiaccio strategico»
Il passaggio più clamoroso ha riguardato la Groenlandia. Trump ha chiesto ufficialmente «negoziati immediati» per l’acquisto dell’isola, definendola fondamentale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e per la pace mondiale. «Tutto quello che chiedo è un pezzo di ghiaccio in cambio della pace», ha dichiarato, lanciando un avvertimento velato alla Danimarca: «Se ce la daranno, saremo grati. Altrimenti, ce ne ricorderemo».
In un momento di confusione, il Presidente ha più volte chiamato l’isola “Islanda”, ma la sostanza del discorso non è cambiata: la Groenlandia è contesa tra giganti (USA, Russia e Cina) e, secondo Trump, solo Washington ha i mezzi per proteggerla, ricordando come Copenaghen «si arrese ai nazisti in sei ore» durante la Seconda Guerra Mondiale.
Geopolitica e Aneddoti: da Putin a Macron
Non sono mancati i retroscena diplomatici. Trump ha annunciato un incontro imminente con il presidente ucraino Zelensky, presente tra il pubblico, e ha vantato i suoi successi come mediatore internazionale: «Putin mi ha chiamato stupito: ho risolto il conflitto tra Armenia e Azerbaigian in un solo giorno». Sulla guerra in Ucraina, però, la linea resta ferma: «Spetta all’Europa risolverla».
Divertente ma tagliente l’aneddoto su Emmanuel Macron. Trump ha raccontato di aver convinto il presidente francese a tagliare i prezzi dei farmaci in soli tre minuti: «Gli ho detto: o raddoppi i prezzi o applico dazi del 100% sui vini francesi. Ha ceduto subito».
Venezuela e Cina: petrolio e pale eoliche
Infine, lo sguardo alle risorse energetiche. Trump ha confermato la stretta collaborazione con il nuovo governo del Venezuela («L’attacco è finito, divideremo i profitti del petrolio») e ha riservato l’ultima stoccata alla Cina. Pechino sarebbe «troppo furba», capace di vendere pale eoliche a «gente stupida» per cifre folli, guardandosi bene dall’utilizzarle sul proprio suolo.
Il discorso si è chiuso tra gli applausi dei sostenitori e lo sconcerto di molti delegati europei. Nonostante un guasto tecnico all’Air Force One che ne ha ritardato l’arrivo, Trump è riuscito a riprendersi il centro della scena globale, lasciando Davos con una domanda che sa di ultimatum: l’Occidente saprà restare unito sotto la sua guida?