Il Cancelliere apre la Conferenza sulla Sicurezza: «Frattura con Washington». Annunciati colloqui con Macron sulla difesa nucleare. Attacco frontale a Orban.
L’Europa è «tornata da una vacanza dalla storia» e deve imparare a camminare da sola. Friedrich Merz sceglie il prestigioso palco della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco per lanciare un messaggio di sovranità che sa di svolta epocale. Il Cancelliere tedesco non usa giri di parole: tra le due sponde dell’Atlantico si è aperta una «frattura» e il legame con gli Stati Uniti «non va più dato per scontato».
Rispondendo a distanza alle critiche lanciate un anno fa da JD Vance, Merz ha rivendicato l’identità profonda del Vecchio Continente, marcando una distanza netta dalla retorica isolazionista americana. «Le battaglie culturali MAGA non sono le nostre», ha scandito il Cancelliere, ribadendo che l’Europa non rinuncerà al libero commercio per i dazi, né agli accordi sul clima o al multilateralismo.
Tuttavia, il realismo politico di Berlino è sferzante: se da un lato gli USA non possono fare a meno degli alleati in una sfida con la Cina che «potrebbero aver già perso», dall’altro l’Europa deve liberarsi dalla «dipendenza autoinflitta» da Washington.
Il cuore dell’intervento è stato il capitolo difesa. Merz ha annunciato che la Bundeswehr è destinata a diventare «l’esercito convenzionale più potente del continente». Ma la vera notizia riguarda l’atomica: il Cancelliere ha rivelato l’esistenza di «colloqui riservati» con il presidente francese Emmanuel Macron sulla deterrenza nucleare europea, un tema da sempre considerato un tabù nei rapporti franco-tedeschi.
Berlino guarda anche a Nord: la Germania aumenterà l’impegno per la sicurezza dell’Artico, una mossa tattica anche per depotenziare le mire di Donald Trump sulla Groenlandia, offrendo una presenza europea più solida.
Sul fronte interno all’Unione, Merz ha puntato il dito contro «l’elefante nella stanza» che blocca l’allargamento dell’UE: Viktor Orban. Senza mai nominarlo direttamente, il Cancelliere ha attaccato i viaggi diplomatici «unilaterali e inutili» al Cremlino e ha auspicato apertamente un cambio di rotta a Budapest dopo le elezioni di aprile, sostenendo di fatto le opposizioni ungheresi.
Infine, un monito sulla guerra in Ucraina: il conflitto terminerà solo quando la Russia sarà «esausta economicamente e militarmente». Un momento che, secondo il capo del governo tedesco, potrebbe essere più vicino di quanto si pensi.