Il viceministro Galuzin: «Pronti a discutere un’amministrazione esterna con Usa e Ue». La proposta, già evocata da Putin, punta a elezioni senza Zelensky.
Il Cremlino torna a disegnare il futuro dell’Ucraina post-conflitto, rispolverando un piano che punta a scavalcare l’attuale leadership di Kiev. In un’intervista rilasciata alla Tass, il viceministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin ha ufficialmente rilanciato l’ipotesi di una «governance esterna temporanea» per l’Ucraina sotto l’egida delle Nazioni Unite.
Secondo Galuzin, la proposta non è un colpo di scena dell’ultima ora, ma lo sviluppo di una linea tracciata da Vladimir Putin nel marzo 2025. L’obiettivo dichiarato da Mosca è utilizzare lo strumento del peacekeeping internazionale per traghettare il Paese verso nuove elezioni, portando al potere «un governo capace con cui firmare un trattato di pace definitivo».
«Simili precedenti si sono già verificati nell’ambito delle attività ONU», ha ricordato il viceministro, sottolineando la disponibilità russa a sedersi a un tavolo con Stati Uniti e Paesi europei per discutere i dettagli di questa amministrazione transitoria.
Dietro l’apertura diplomatica si cela però una precisa strategia politica. Mosca continua a considerare Volodymyr Zelensky un interlocutore “illegittimo” dopo la scadenza del suo mandato nel 2024 (mai rinnovato a causa della legge marziale). L’introduzione di una governance ONU servirebbe, nella visione del Cremlino, a resettare il sistema politico ucraino, eliminando l’attuale presidenza dai futuri negoziati.
Nonostante l’apparente tono costruttivo di Galuzin, la proposta si scontra con il muro alzato da Kiev e dai suoi alleati. Già lo scorso anno, la Casa Bianca e il Segretario Generale ONU Antonio Guterres avevano bollato l’idea come inaccettabile, ribadendo che la governance dell’Ucraina deve essere determinata esclusivamente dalla sua Costituzione e dal suo popolo.
La mossa di Mosca arriva in un momento di estrema tensione, con i combattimenti che continuano a imperversare e il pressing internazionale per una tregua che fatica a trovare basi comuni. Se per la Russia l’amministrazione ONU è una via d’uscita “ordinata”, per Kiev è il tentativo di imporre un protettorato che ne cancellerebbe la sovranità riconquistata sul campo.