Lo scontro politico sulla giustizia tocca un nuovo apice di tensione, spostandosi dal piano istituzionale a quello della polemica geopolitica. Mentre il Governo sblocca il Decreto Sicurezza dopo settimane di stallo, il sottosegretario Fazzolari innesca una miccia che incendia il dibattito referendario, evocando la figura di Vladimir Putin. ntanto il Presidente firma il Decreto Sicurezza: lo scudo penale resta, ma con paletti più stretti. Salta la legge sul congedo parentale: mancano i fondi.
Non è bastato l’appello del Capo dello Stato alla concordia istituzionale. A incendiare il clima è stata una “battuta” del sottosegretario alla Presidenza, Giovanbattista Fazzolari: «In Russia non c’è la separazione delle carriere, quindi probabilmente Putin voterebbe No al referendum».
Un paragone che ha scatenato l’ira di Elly Schlein: «Hanno detto che avrebbero abbassato i toni, invece arrivano a paragonare chi vota No a un dittatore proprio nell’anniversario dell’invasione in Ucraina. Evidentemente non hanno argomenti». Fazzolari ha poi tentato di minimizzare definendo la polemica «surreale e infondata», ma il fronte del “No” (Pd, M5S e ANM) compattato ha denunciato una «strategia di delegittimazione della magistratura».
“Io trovo molto grave questa continua delegittimazione della magistratura perchè c’è anche un giorno dopo il referendum. Le pagine social di Fdi e Meloni sembrano una rivista di cronaca giudiziaria. Questo attacco costante a un potere dello Stato finisce per minare la fiducia dei cittadini verso tutte le istituzioni. E ci sembra sia stato poco ascoltato l’appello del presidente Mattarella. Oggi abbiamo un altro esponente del governo, Fazzaolari, che arrivato a dire che Putin voterebbe No. Alla faccia dell’abbassamento dei toni…”, ha poi detto Elly Schlein ieri sera ad un’iniziativa per il No al referendum a Latina.
Decreto Sicurezza: via libera con modifiche
Dopo 20 giorni di stop alla Ragioneria dello Stato, il Decreto Sicurezza ha finalmente ottenuto la bollinatura ed è stato firmato da Mattarella. Per sbloccarlo, il governo ha dovuto:
- Trovare coperture: Reperiti i fondi per l’aumento degli organici delle forze di polizia.
- Riformulare il “fermo preventivo”: La norma è stata ammorbidita. Il fermo potrà scattare solo in presenza di un «attuale pericolo per l’ordine pubblico», un ritocco necessario per superare i dubbi di costituzionalità.
- Scudo penale: Resta la tutela legale per gli agenti, ma il governo assicura che non sarà un’impunità totale (il caso Rogoredo rimane il monito principale).
Doccia fredda sui congedi parentali
Mentre la sicurezza avanza, la famiglia arretra. La legge sul congedo parentale paritario (che puntava a equiparare i tempi di cura tra padri e madri) ha subito una brusca battuta d’arresto. La Ragioneria ha bollato le coperture come «inidonee», bloccando l’iter in Commissione.
«Un insulto alle famiglie e alla parità di genere», hanno tuonato le opposizioni, accusando il governo di trovare i soldi per i dazi e la difesa ma non per il welfare.