L’Iran ha scelto il suo nuovo leader. Dopo giorni di incertezza seguiti alla morte di Ali Khamenei, l’Assemblea degli Esperti ha annunciato di aver raggiunto un “accordo fermo” sul nome del successore. Sebbene l’annuncio ufficiale sia atteso nelle prossime ore, diverse fonti interne all’organismo clericale indicano Mojtaba Khamenei, figlio del defunto leader supremo, come l’uomo designato a prendere le redini della Repubblica Islamica.
La scelta sarebbe caduta su una figura che risponde all’ultimo desiderio del defunto Khamenei: essere un leader “odiato dal nemico”. Ahmad Alamolhoda, membro dell’Assemblea, ha confermato l’avvenuta votazione, mentre Mohsen Heydari ha ribadito che il candidato ha ottenuto la maggioranza assoluta.
La nomina sfida apertamente il presidente USA Donald Trump, che aveva liquidato Mojtaba come un “peso leggero”, rivendicando per Washington un ruolo nella transizione. La risposta di Israele è stata immediata e gelida: l’IDF ha dichiarato che “continuerà a perseguire il successore e chiunque abbia tentato di nominarlo”, trasformando di fatto la nuova Guida Suprema in un bersaglio militare fin dal primo giorno.
Mentre la politica decide i vertici, sul campo la situazione è apocalittica:
- Disastro ambientale a Teheran: I raid notturni israeliani hanno centrato cinque impianti petroliferi vicino alla capitale. L’esplosione dei depositi ha generato una coltre di fumo che si è trasformata in una pioggia carica di petrolio sulla città. La Mezzaluna Rossa ha lanciato un appello urgente: “Rischio piogge acide, restate in casa”.
- Attacco a Hormuz: Le Guardie Rivoluzionarie hanno affondato un rimorchiatore battente bandiera degli Emirati Arabi Uniti nello Stretto di Hormuz. Il bilancio è di tre marinai dispersi e un ferito.
- Kuwait City sotto attacco: All’alba, uno sciame di droni ha colpito una torre nel cuore di Kuwait City, scatenando un vasto incendio visibile a chilometri di distanza.
Nonostante i danni alle infrastrutture, i Pasdaran ostentano sicurezza: “Possiamo continuare a combattere per almeno altri sei mesi”, è il monito lanciato dai vertici militari iraniani. La chiusura dello Stretto di Hormuz e gli attacchi sistematici alle infrastrutture civili e petrolifere dei vicini arabi sembrano confermare la volontà di Teheran di trascinare l’intera regione in una guerra d’attrito.