Mentre il mondo osserva con il fiato sospeso il fallimento dei negoziati di Islamabad e la fragilità delle tregue pasquali, Papa Leone leva la sua voce contro quella che definisce la “follia della guerra”. Durante una speciale veglia di preghiera nella Basilica di San Pietro, il Pontefice di origine americana ha lanciato un appello vibrante e diretto ai leader mondiali: “Fermatevi!”.
In una Piazza San Pietro gremita, collegata spiritualmente a migliaia di chiese in tutto il mondo — dalle martoriate terre del Libano alle vigilie ortodosse in Ucraina — il Papa ha condannato duramente la retorica bellicista che sta infiammando le potenze mondiali.
- Contro l’idolatria del potere: “Basta con l’esibizione della forza! Basta con l’idolatria di se stessi e del denaro”, ha scandito il Pontefice, sottolineando come alla morte sia asservito chi ha voltato le spalle a Dio per fare del proprio potere un idolo.
- Il Nome di Dio non è guerra: Leone ha denunciato il “delirio di onnipotenza” in cui viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio. “Chi prega non uccide e non minaccia la morte”.
UN APPELLO AI TAVOLI DEL DIALOGO
Il Papa si è rivolto senza giri di parole ai governanti delle Nazioni, proprio nelle ore in cui la diplomazia tra Washington e Teheran sembra aver toccato il punto più basso:
“Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”
LA MOBILITAZIONE DELLA “MAGGIORANZA SILENZIOSA”
Leone ha chiamato a raccolta non solo i fedeli, ma un’immensa moltitudine di uomini e donne di ogni razza e pensiero che ripudiano il conflitto. L’obiettivo del Pontefice è far emergere una “maggioranza silenziosa” capace di rubare terreno alla rassegnazione attraverso la cultura dell’incontro.
La veglia si è conclusa con una preghiera scritta di suo pugno, un’invocazione affinché la Terra torni a essere “curata e coltivata da chi ancora sa generare e amare la vita”, contrapponendo la cura del creato alla distruzione portata dai droni e dalle armi tecnologiche moderne.
Un messaggio che risuona come un ultimo, disperato avvertimento morale rivolto tanto ai palazzi del potere quanto alle coscienze dei singoli cittadini in un momento in cui l’equilibrio globale appare più precario che mai.