L’ombra della crisi energetica si allunga sui cieli europei. Mentre le delegazioni di Washington e Teheran si preparano al cruciale vertice di Islamabad, l’associazione aeroportuale Aci Europe ha lanciato un “allarme rosso” alle istituzioni dell’UE: se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto stabilmente entro tre settimane, la carenza di carburante per aerei (cherosene) diventerà una “realtà sistemica”, minacciando di bloccare il traffico aereo proprio alla vigilia dell’alta stagione estiva.
La tensione sta già tracimando nelle strade di diverse capitali europee, alimentata dal raddoppio dei prezzi dei carburanti:
- Irlanda: L’esercito è intervenuto a Dublino per fronteggiare i blocchi dei depositi; oltre 100 stazioni di servizio sono già a secco.
- Norvegia: I camionisti hanno inscenato il “Dieselbrolet” (il ruggito del diesel) davanti al Parlamento di Oslo.
- Francia: Il governo ha autorizzato in via eccezionale la circolazione delle autocisterne nei giorni festivi per scongiurare il blackout delle pompe.
- Regno Unito: Gli agricoltori assediano Londra per protestare contro le bollette raddoppiate dall’inizio del conflitto.
IL DUELLO TRUMP-GHALIBAF ALLA VIGILIA DI ISLAMABAD
Il clima diplomatico a poche ore dai colloqui in Pakistan è tutt’altro che disteso. Il presidente americano Donald Trump ha utilizzato i suoi canali social per lanciare un durissimo avvertimento a Teheran sui presunti “pedaggi” imposti alle petroliere: “Smettano subito!”. Trump è stato ancora più esplicito sulla posta in gioco: “Gli iraniani non hanno carte da giocare. L’unica ragione per cui sono ancora in vita è negoziare”.
Dall’altra parte, il capo della delegazione iraniana Mohammad Bagher Ghalibaf ha alzato la posta, ponendo come condizioni preliminari il cessate il fuoco in Libano e lo sblocco dei fondi iraniani congelati.
L’OPZIONE MILITARE: COALIZIONE PER LO STRETTO
Mentre il vicepresidente USA JD Vance vola verso Islamabad avvertendo che la squadra negoziale non si farà “prendere in giro”, il premier britannico Keir Starmer ha confermato dal Qatar di aver discusso con Trump “opzioni militari” per riaprire lo Stretto di Hormuz.
Stiamo mettendo insieme una coalizione di Paesi per un piano politico e diplomatico, ma valutiamo anche la logistica per il transito forzato delle navi”, ha dichiarato Starmer.
IL MONITO DELL’IEA
Anche Fatih Birol, direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha confermato la gravità dello scenario allo Spiegel: senza un miglioramento immediato, diesel e cherosene scarseggeranno in tutto il continente. Con lo Stretto di Hormuz ancora sostanzialmente bloccato (l’Iran consente il passaggio di sole 15 navi al giorno), l’economia globale resta ostaggio di un negoziato che somiglia sempre più a un ultimatum.