Péter Magyar non ha intenzione di perdere tempo. Forte di una maggioranza schiacciante (138 seggi su 199), il leader di Tisza ha tracciato in una conferenza stampa di tre ore le linee guida della sua Ungheria, segnando una rottura psicologica e politica totale con il passato. “Non sono qui per governare per sempre”, ha esordito, puntando il dito contro il limite di due mandati che intende inserire in Costituzione con effetto retroattivo.
La discontinuità più forte riguarda l’asse Budapest-Mosca-Mar-a-Lago:
- No a Putin e Trump: Magyar ha annunciato che non cercherà il contatto diretto con i due leader che erano i pilastri della politica estera di Orbán. Sebbene gli USA restino un alleato chiave nella NATO, il nuovo premier intende smarcarsi dagli endorsement del tycoon.
- Russia come minaccia: A differenza del suo predecessore, Magyar ha definito la Russia una “minaccia alla sicurezza europea” e l’Ucraina la “vittima” dell’aggressione. Tuttavia, resta il pragmatismo energetico: un taglio totale al gas russo sarebbe “un colpo ai piedi” per l’economia magiara.
- Ritorno in Europa: L’Ungheria “appartiene all’Europa”. Sono già partiti i contatti con Ursula von der Leyen per sbloccare i 18 miliardi di fondi UE congelati, offrendo in cambio la fine dei veti sistematici e l’adesione alla Procura Europea.
LO SCONTRO ISTITUZIONALE E LA LOTTA ALLA CORRUZIONE
Magyar ha lanciato un ultimatum al Presidente della Repubblica, Tamás Sulyok, definito un “burattino di Orbán”: l’invito è a conferirgli l’incarico subito e poi dimettersi.
- L’accusa a Szijjártó: Il leader di Tisza ha lanciato un’accusa pesantissima al ministro degli Esteri uscente, Peter Szijjártó, sospettato di stare “distruggendo documenti” compromettenti sui rapporti con Mosca, paragonando i suoi metodi a quelli dell’era comunista.
- Riforma Costituzionale: L’obiettivo è smontare l’architettura di Fidesz entro maggio, ripristinando l’indipendenza della magistratura e dei media.
UN CONSERVATORISMO COSTRUTTIVO
Nonostante la svolta pro-UE, Magyar non sarà un “allineato” totale su ogni dossier:
- Migranti: La linea sulla sovranità dei confini resta netta e rigorosa.
- Ucraina: Pur condannando l’invasione, Magyar esclude “scorciatoie” per l’ingresso di Kiev nell’Unione Europea.
La vittoria di Magyar non è stata solo urbana: il blu di Tisza ha travolto le province e i distretti rurali, strappando a Orbán il suo cuore elettorale. La “transizione lampo” è iniziata, con l’obiettivo di trasformare l’Ungheria da pecora nera del continente a partner costruttivo, pur mantenendo un forte orgoglio nazionale.