Dopo ore di resistenza e messaggi al vetriolo indirizzati tanto ai vertici del partito quanto alla famiglia Berlusconi, Paolo Barelli ha ceduto, ma alle sue condizioni. Con una nota ufficiale diffusa nel tardo pomeriggio, il capogruppo di Forza Italia alla Camera ha annunciato di considerare “conclusa” la sua esperienza alla guida dei deputati azzurri, convocando l’assemblea per domani sera per formulare una proposta di successione.
L’annuncio è arrivato al termine di una giornata di dichiarazioni sferzanti rilasciate davanti a Palazzo Chigi, dove Barelli ha rivendicato i propri successi e “marcato il territorio” rispetto alle influenze esterne.
I MESSAGGI AI BERLUSCONI: “I PARTITI SI GUIDANO DA DENTRO”
Prima della resa formale, Barelli non ha risparmiato stoccate a Marina e Pier Silvio Berlusconi, reduci dal vertice di Cologno con Tajani: “È normale che amino il partito che è carne della loro carne… Dopodiché c’è la quotidianità e bisogna starci dentro. Normalmente i partiti si guidano dall’interno”. Ha risposto duramente alle critiche sulla “gestione romana” del partito: “Noi abbiamo comandato il mondo e fatto sudditi ovunque, pure in Padania”.
LA RIVENDICAZIONE: “NON SONO INCOLLATO, MA DECIDO IO”
Barelli ha tenuto a precisare che il suo addio non è un’imposizione: “A me non mi ha dimesso nessuno. Sono eletto dai componenti del gruppo, che erano 44 e ora sono 54. Sono venuti perché hanno fiducia nel capogruppo”. Su Enrico Costa, dato come suo successore, ha ricordato: “È venuto in FI grazie al mio lavoro, l’ho fatto io vicepresidente della commissione Giustizia. Siamo amici, giochiamo entrambi a Pallapugno, ma il mio riferimento è il gruppo, non l’esterno”. Ha smentito categoricamente di aver barattato le dimissioni con un posto da sottosegretario: “Non ho chiesto assolutamente nulla, diffido da chi prevede soluzioni diverse”.
Nonostante la nota di dimissioni, Barelli ha ribadito che non lascerà la Federazione Nuoto (“Io galleggio, il salvavita non si tocca”) e che continuerà a sostenere il governo Meloni.
La palla passa ora all’assemblea di questa sera. Sebbene il nome di Enrico Costa resti il più accreditato per la successione (caldeggiato da Tajani e dalla famiglia Berlusconi), le parole di Barelli lasciano intendere che il passaggio di consegne non sarà una semplice ratifica, ma il risultato di una “proposta” che lui stesso formulerà, rivendicando fino all’ultimo la centralità del gruppo parlamentare contro le decisioni “calate dall’alto”.