Una fumata bianca, attesa con il fiato sospeso da ambo le sponde dell’Atlantico, ha illuminato i cieli scozzesi: Stati Uniti e Unione Europea hanno raggiunto un’intesa sui dazi, scongiurando una temuta guerra commerciale che avrebbe potuto avere ripercussioni devastanti sull’economia globale. L’annuncio è giunto dopo un incontro durato meno di un’ora tra il presidente americano Donald Trump e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, siglando un accordo che stabilisce una tariffa base del 15%.
L’entusiasmo è palpabile nelle parole del tycoon americano, che ha esultato per gli impegni assunti dall’UE: “L’Ue effettuerà 600 miliardi di investimenti negli Usa e acquisterà 750 miliardi di energia”. Un trionfo, a suo dire, che aprirà i mercati europei a prodotti americani come auto e agricoltura, finora poco accolti.
Dall’altra parte, anche Ursula von der Leyen assicura che il bicchiere è “mezzo pieno” per l’Europa. La tariffa del 15% include settori chiave come automobili, semiconduttori e farmaceutico. Non solo: per i cosiddetti prodotti strategici (aerei e macchinari industriali), la tariffa sarà zero. Restano tuttavia dei “tasti dolenti”: i dazi su acciaio e alluminio rimarranno al 50%, anche se si sta lavorando a “un sistema di contingenti tariffari basato sui flussi commerciali storici”.
In Italia, il governo accoglie l’intesa con favore. La premier Giorgia Meloni, insieme ai ministri Tajani e Salvini, ha commentato positivamente l’accordo, giudicando il 15% “sostenibile” e chiedendo al contempo sostegni anche all’UE. “Bene l’intesa che scongiura il rischio di una guerra commerciale”, ha dichiarato Meloni, sebbene si sia riservata di “analizzare i dettagli” prima di un giudizio definitivo.
Meno entusiastiche le opposizioni, che non esitano a parlare di “una Caporetto per l’economia italiana”, esprimendo forti perplessità sulle condizioni dell’accordo. Anche le imprese si mostrano preoccupate. Gli artigiani, in particolare, avvertono: “Ora servono compensazioni”, evidenziando la necessità di misure a tutela delle aziende più colpite.
L’accordo, definito da von der Leyen come un “accordo quadro normativo”, prevede dettagli che verranno definiti nei prossimi giorni. Oltre ai dazi, l’Europa si impegna ad acquistare 750 miliardi di euro di energia americana (circa 250 miliardi l’anno per tre anni) per “sostituire l’energia russa con quella americana”, e a investire altri 600 miliardi di euro negli Stati Uniti, oltre all’approvvigionamento di “importanti quantità di armi”.
Il presidente Trump ha inoltre rivendicato l’ottenimento di dazi zero per diversi settori europei, tra cui aerei e materie prime critiche, convinto che l’accordo “piacerà a tutti i Paesi”.
Le prime reazioni dai paesi europei mostrano una soddisfazione contenuta. Von der Leyen stessa ha ammesso che il “15% non è da sottovalutare, ma è il massimo che siamo riusciti a ottenere”.
La Germania tira un sospiro di sollievo, soprattutto per il settore automobilistico, su cui ora viene riscossa una tariffa del 27,5% (in precedenza 2,5% prima dell’era Trump). L’intesa, secondo Berlino, “evita un’escalation inutile”. I Paesi Bassi riconoscono lo sforzo della Commissione Europea per ottenere il miglior risultato possibile, pur preferendo un “dazio zero”. La Francia, da sempre scettica sulle concessioni a Washington, non si è ancora espressa. Il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, sottolinea le “certezze” che l’accordo fornisce alle imprese europee.
La “pace” tra USA e UE sembra quindi essere un delicato equilibrio, con alcuni settori che respirano e altri che attendono con apprensione i dettagli applicativi di un’intesa che, pur scongiurando la tempesta, lascia ancora molte incertezze all’orizzonte.