Un protagonista indiscusso e controverso del giornalismo televisivo italiano ci ha lasciato. Emilio Fede è morto a 94 anni nella sua residenza a Segrate, vicino a Milano. L’ex direttore di TG1 e TG4, noto per il suo stile unico e per una carriera segnata da grandi successi e alcune vicende giudiziarie, era assistito dalle figlie Simona e Sveva.
“Ogni mattina leggo i necrologi. Se non c’è il mio nome, vado a farmi la barba,” amava ripetere, con la tipica ironia che non lo ha mai abbandonato. Questa battuta riassume la sua indole, un mix di sfrontatezza, caparbietà e una costante ricerca di visibilità. ‘Ha lottato come un leone’, ha detto la figlia Sveva che insieme alla sorella Simona sono rimaste fino alla fine accanto al padre. La sua storia professionale si intreccia indissolubilmente con quella del giornalismo italiano, spaziando dalla Rai a Mediaset, con cui ha costruito un legame indissolubile.

Nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) nel 1931, Fede si fa le ossa nella carta stampata prima di approdare in Rai nel 1954. Negli anni Sessanta si distingue come inviato speciale in Africa, documentando l’epoca della decolonizzazione e l’inizio delle guerre civili. L’inchiesta sulla “bistecca agli estrogeni” rimane negli annali del giornalismo investigativo.
Nel 1981, dopo l’esperienza a TV7 con Sergio Zavoli, assume la direzione pro tempore del TG1. È sotto la sua guida che il telegiornale si trasforma in un racconto in diretta della tragedia di Vermicino, con i drammatici tentativi di salvare il piccolo Alfredino. Un evento che, per molti, segnò la nascita della televisione del dolore. Dopo aver lasciato la Rai a seguito di una vicenda legata al gioco d’azzardo (per la quale fu poi assolto), Fede passa a Fininvest nel 1989.
Qui si lega in maniera indissolubile a Silvio Berlusconi, di cui diventerà uno dei più fedeli collaboratori. Come responsabile di Videonews, lancia il 16 gennaio 1991 lo scoop dell’attacco americano a Baghdad, creando in pochi minuti la scenografia del deserto che diventerà un’immagine iconica. Lui stesso crea la scenografia, qualche minuto prima di andare in onda: lo sfondo del deserto, una maschera antigas e alcuni soldati. Qualche giorno dopo un altro annuncio scoop, la cattura dei piloti italiani Bellini e Cocciolone.

Il suo stile, anticonvenzionale per l’epoca, è il cuore della sua filosofia: “Non copiate i tg della Rai,” ammoniva i suoi collaboratori, puntando su una conduzione in piedi, l’assenza del gobbo, le “meteorine” e una narrazione più diretta.
Nel 1992, al timone del TG4, diventa un volto familiare per milioni di italiani. La sua conduzione, spesso criticata per l’eccessiva personalizzazione, e i celebri fuorionda, immortalati da Striscia la Notizia, lo rendono un personaggio a tutto tondo, più vicino a un anchor man americano che a un tradizionale giornalista italiano. All’epoca di Mani Pulite fu protagonista, con Paolo Brosio collegato dal Palazzo di Giustizia di Milano, di esilaranti collegamenti-gag.
Tra i suoi libri, “Finché c’è Fede”, “Privé. La vita è un gioco”, “L’invidiato speciale”, “La foglia di fico”, “Samba dei ruffiani”, “La cena dei cretini” fino a “Se tornassi ad Arcore. Bilancio di una vita da direttore” e ad “Africa. Storie di un inviato speciale”. Al cinema recita in un cameo nel ruolo di se stesso in Paparazzi di Neri Parenti (1998), oltre ad apparire in filmati di repertorio in diversi film, da Aprile di Nanni Moretti a Buongiorno, Notte di Marco Bellocchio.
Fede lascia definitivamente Mediaset nel 2012. Si apre una complessa parabola giudiziaria che lo vede coinvolto in diverse inchieste. Nel 2019 arriva la condanna definitiva per favoreggiamento della prostituzione nell’ambito del processo Ruby Bis, a causa della sua partecipazione alle cene del cosiddetto “bunga bunga”. La pena viene scontata prima ai domiciliari e poi con i servizi sociali.

Nel frattempo anche l’esperienza dell’arresto, a giugno 2020 su via Partenope, il lungomare di Napoli, mentre cena con la moglie Diana (morta un anno dopo) per festeggiare l’89/o compleanno, dopo aver evaso i domiciliari. Il gip rileverà poi che il giornalista era autorizzato a lasciare il proprio domicilio per motivi di salute – a Napoli era in cura da un ortopedico per i postumi di una caduta e da un cardiologo – sottolineando che l’età e la ricorrenza del compleanno “affievolivano notevolmente il fuoco del dolo dell’evasione”. Della moglie Diana, qualche settimana fa, aveva detto: “E’ ancora con me, sarà sempre con me. Il mio sogno è arrivare al più presto accanto a lei”.
Accanto alle vicende giudiziarie, Fede ha continuato a scrivere libri e a partecipare a eventi pubblici. La sua è la storia di un’epoca della televisione italiana, fatta di grandi scoop, satira, inchieste e, purtroppo, anche un finale che lo ha allontanato dal grande schermo e dai riflettori.

“È con dispiacere che ho appreso la notizia della scomparsa di Emilio Fede, volto storico del giornalismo televisivo che ha accompagnato milioni di italiani per oltre mezzo secolo. Una lunga carriera la sua, iniziata in Rai negli anni Sessanta, proseguita poi da direttore del Tg1 e infine al Tg4. ‘Sono caduto, ma non ho mai smesso di essere Emilio Fede’, disse una volta: ed è con queste sue parole che lo voglio ricordare. Alle figlie Sveva e Simona e ai suoi cari giungano le condoglianze più sentite, mie personali e del Senato della Repubblica”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
“Saluto un amico con il quale abbiamo raccontato fatti con serietà e a volte con ironia. Una lunga storia nell’informazione, attraverso il tempo e gli eventi. Buon viaggio Emilio”. Lo scrive sui social il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri.
“È scomparso Emilio Fede, volto storico del giornalismo e della televisione italiana. Un pensiero alla sua famiglia e ai suoi cari in questo momento di dolore”. Lo scrive sui social la ministra per la Disabilità, Alessandra Locatelli.
“Addio a Emilio Fede, storico volto di Rete 4 e per anni direttore del TG4. Ha segnato un’epoca della Tv, del giornalismo e dell’informazione italiana lunga piu’ di mezzo secolo”. Lo scrive su X Alessandro Cattaneo, deputato di Forza Italia e responsabile dei dipartimenti del partito.
“Addio a Emilio Fede, amico leale, giornalista dalla carriera infinita conclusa con la direzione del quotidiano Dc ‘La Discussione'”. Lo scrive sui social Gianfranco Rotondi, presidente della Dc.
“Con Emilio Fede se ne va un protagonista assoluto dell’informazione italiana”. Lo scrive un una nota la Presidente della Consulta Nazionale di Forza Italia ed Europarlamentare del Ppe, Letizia Moratti, esprimendo “profondo cordoglio per la scomparsa del giornalista, direttore e conduttore televisivo”. “E’ un uomo che ha segnato la storia del giornalismo televisivo con professionalita’, determinazione e passione – prosegue Moratti -. Figura centrale del panorama mediatico, Fede e’ stato inviato speciale e direttore del Tg1 Rai, quindi per Mediaset ha diretto Videonews, Studio Aperto e Tg4 di cui e’ stato direttore e conduttore per vent’anni, dal 1992 al 2012, diventando un volto familiare per milioni di telespettatori. Ricorderemo la sua capacita’ di raccontare la politica e l’attualita’ italiana e internazionale con uno stile inconfondibile e con la forza di una presenza sempre attenta al rapporto con i cittadini. In questo momento di dolore mi stringo con affetto alle figlie, Sveva e Simona, che hanno condiviso con lui un percorso di vita intenso e complesso. A loro va la mia piu’ sincera vicinanza e il mio abbraccio”.
“Avevamo continuato a sentirci fino a non molto tempo fa ed era rimasto lo stesso, con il suo carattere forte e deciso, anche se nelle ultime telefonate lo sentivo un po’ stanco e triste per le tante cose che non è riuscito a portare a termine”. Fernanda Gozzini, per 20 anni addetta stampa di Emilio Fede a Mediaset, ricorda così il giornalista morto oggi all’età di 94 anni. “Era un personaggio tutt’altro che facile, un caratteraccio in realtà. Non era semplice stargli dietro, ma lavorare con lui è stato un vero privilegio – sottolinea Gozzini -. Credeva tantissimo nel suo lavoro e ha cresciuto molti giornalisti. La morte della moglie Diana, a cui per era legatissimo, lo aveva distrutto, poi quelle derisioni soprattutto negli ultimi anni: avrebbe meritato molto più rispetto, almeno per la sua età”.
“Emilio è stato un grande giornalista ed un grande conduttore. Io ho ricordi meravigliosi e sono molto legato alla prima parte della sua carriera, quella meno nota oggi”. Il grande pubblico ha in mente Emilio Fede alla guida del Tg4, il suo rapporto con Silvio Berlusconi, le vicende giudiziarie, ma Bruno Vespa preferisce ricordare il giornalista che, arrivato in Rai poco più che ventenne, divenne ben presto uno dei volti più noti della tv. “Era molto più grande di me – dice Vespa all’ANSA -, faceva parte della primissima generazione dei giornalisti Rai, insieme a Sergio Zavoli. Una generazione da cui tutti noi abbiamo imparato qualcosa”. Fede fu inviato speciale in Africa per otto anni, documentò il periodo della decolonizzazione e dell’inizio delle guerre civili. “Le sue trasferte africane diventarono in qualche modo mitiche, se ne parlava in redazione”, fa sapere il conduttore di Porta a Porta. Vespa lavorò fianco a fianco con il collega nella redazione di Tv7. “Siamo stati per parecchi anni dirimpettai di scrivania ed ho ricordi fantastici della parte meno nota della sua carriera – racconta -. Non sapeva solo stare in video. Realizzò grandi inchieste, a partire da quella sull’uso di un farmaco per gonfiare la carne, la famosa bistecca agli estrogeni”. Fede approdò poi alla conduzione del Tg1 e nel 1981 ne diventò direttore pro tempore, fino al 1983. “Lui arrivava sempre un po’ tardi, non era tanto puntale – aggiunge Vespa -. Ricordo che si truccava, si preparava e andava in video con la padronanza assoluta che aveva e che gli ha portato una grande popolarità”. Vespa ricorda anche il lato umano di Fede, che è sempre stato un grande viveur. “Aveva una grandissima gioia di vivere – sottolinea -. Ricordo che nelle settimane libere andava in giro per l’Italia perché era un grande appassionato giocatore di poker. Allora, lì in redazione, lui e due suoi amici si riunivano in riunione per decidere dove andare a giocare la volta successiva”.
Emilio Fede era “un giornalista abilissimo ma con un carattere censurabile. Lo conoscevo benissimo e come giornalista era bravissimo. Il suo brutto carattere però non mi impediva di stimarlo meno”. Così Vittorio Feltri, all’Adnkronos, commentando la morte di Emilio Fede, avvenuta oggi pomeriggio nella residenza San Felice di Segrate, alle porte di Milano, all’età di 94 anni. Il giornalista, fondatore di ‘Libero’, a proposito della carriera del collega scomparso oggi, ricorda quando ci fu la guerra nel Golfo ed Emilio Fede “fu il primo a dare la notizia in tutta Italia, gli altri non l’avevano, quindi come giornalista era sensazionale”.
“Se ne è andato Emilio Fede, e tanti – anche solo per ragioni di età – ne ricorderanno solo il crepuscolo professionale e giudiziario. Sarebbe sommamente ingeneroso”. Lo scrive su Facebook Enrico Mentana. “Emilio Fede, vent’anni prima di Berlusconi e del tg4, era già l’anchorman più conosciuto dei tg italiani – ricorda l’attuale direttore del tg di La7 -. L’ho incontrato al tg1 nel 1980, e le nostre vite professionali si sono intrecciate a più riprese. L’ho avuto anche come direttore nel 1982, un’era geologica fa. Facemmo poi, nello stesso gruppo, telegiornali completamente diversi, ma con gli occhi di oggi potrei dire che sdoganò un genere oggi ampiamente diffuso, quello dei programmi giornalistici apertamente schierati”. “Umanamente, anche quando eravamo molto distanti per scelte professionali, non fu mai sleale. Il resto è storia che abbiamo raccontato negli ultimi 15 anni”, conclude Mentana.
“Abbiamo lavorato insieme, l’ho conosciuto dal punto di vista umano e facendo il giornalista lo conoscevo bene dal punto di vista umano e professionale. Quando è arrivato a Mediaset era già una celebrità, aveva già avuto successo in Rai, poi le sue vicende umane gli avevano creato il primo intoppo e Berlusconi lo ha salvato e ripescato. Ha segnato la storia dell’informazione di Mediaset con quel suo carattere entusiastico, l’amore per la professione”. Gianni Letta ricorda così Emilio Fede, scomparso all’età di 94 anni: “Non nascondeva la sua faziosità tra virgolette, la sua devozione a Berlusconi, era diventato un mito anche per questo, forse aveva costruito il suo personaggio sul mito di Berlusconi, era un vantaggio reciproco”, ha aggiunto.
“Sono state ore molto pesanti anche se bellissime per i tantissimi messaggi di affetto che ho ricevuto, soprattutto tanti messaggi di stima da parte di tutti i colleghi di papà – ha detto Sveva -. Vorrei davvero ringraziare tutti, per le testimonianze, i servizi in tv, i necrologi”, come quello di Mediaset a nome dell’ad Pier Silvio Berlusconi, del presidente Fedele Confalonieri, dirigenti e tutti i collaboratori di Mediaset che “partecipano al lutto per la scomparsa di Emilio Fede”. Sveva, che è stata sempre vicino al padre nei giorni scorsi, ha voluto anche ricordare la forza e il coraggio fino all’ultimo del genitore. “Sono state ore che ha vissuto come tutta la sua vita, con coraggio, una guerra fino all’ultimo momento – ha raccontato -. Sembrava non avesse alcuna intenzione di mollare, una forza che ha lasciato sorpresi anche i medici e i sanitari, sicuramente per la sua tempra non avrebbe voluto andarsene, ma era sereno perché avrebbe raggiunto la mamma”. Impossibile comunque nascondere un po’ di amarezza per gli anni difficili che il padre ha dovuto affrontare dopo la fine del rapporto con Mediaset e le inchieste giudiziarie. “Ma non ha mai smesso di combattere, ha voluto rialzarsi, continuare a camminare a testa alta – ha detto Sveva – ed è anche questa l’eredità più importante che ci ha lasciato, stare sempre a testa alta consapevoli solo di quello che si fa, e non di altro. Era un uomo di Fede e sono certa che se ne è andato dopo aver messo ordine nella sua vita”, ha concluso.
Ieri, giovedì 4 settembre, l’ultimo saluto pubblico a Fede, che aveva compiuto 94 anni nel giugno scorso e da circa un anno era ricoverato nella struttura. A celebrare le esequie il parroco don Gianni Cazzaniga. La chiesa di Dio Padre a Milano 2 è stata lo scenario dell’ultimo saluto a Emilio Fede, in un funerale che ha ricalcato le contraddizioni della sua lunga vita: un mix di affetto sincero, rancori familiari e un’immancabile presenza mediatica. Il feretro dell’ex direttore del Tg4 è stato accolto da un coro di applausi, sotto lo sguardo attento di telecamere e giornalisti.
A dominare la scena prima dell’inizio della funzione è stata l’assenza della figlia Simona Fede, che ha espresso tutta la sua amarezza in una dura polemica contro la sorella Sveva. “I miei diritti di figlia, di sorella e donna sono stati violati. È una follia impedire a una figlia di incontrare un padre”, ha dichiarato Simona, accusando Sveva di averle impedito di riappacificarsi con il genitore negli ultimi due anni. “Me lo ha negato facendomi scrivere dall’avvocato che papà stava bene ma che non mi voleva vedere”.
Sveva, arrivata in chiesa accompagnata da familiari e dall’amico di famiglia Paolo Brosio, ha commentato con un velo di tristezza: “Un amico di papà ha detto che questa sarà l’ultima diretta di Emilio. Siamo qua per l’ultima diretta di papà”.
Il mondo del giornalismo e della politica ha voluto rendere omaggio a Fede. Presenti colleghi storici come Claudio Brachino, Gabriella Simoni e Gianluca Mazzini, e figure istituzionali come il sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini. Non è mancato Marcello Dell’Utri, che con un tocco di ironia ha commentato l’età di Fede: “Ci sarebbero da fare le congratulazioni piuttosto che le condoglianze”.
Adriano Galliani ha ricordato il loro primo incontro e la storica prima diretta delle reti Mediaset nel 1991, mentre Paolo Brosio, definito da Sveva come un “figlio” per il padre, ha espresso il suo rammarico per la mancanza di un tributo da parte di Mediaset. “Mi aspettavo una sottolineatura che non c’è stata e mi dispiace”, ha detto Brosio, grato a Fede per averlo lanciato nel mondo della televisione.
Durante la funzione, è emerso il ricordo degli ultimi anni di vita di Fede. Un ospite della residenza San Felice, dove Fede viveva da un anno e mezzo, ha letto una lettera. “Saranno i tuoi colleghi giornalisti a farci rivivere la tua vita e il tuo lavoro, a volte un po’ spericolato”, ha detto, ricordando la riscoperta della religiosità da parte di Fede dopo un incontro con Giovanni Paolo II.
Al termine della cerimonia, la bara è stata portata fuori dalla chiesa tra gli applausi, per l’ultima volta circondata dalle telecamere, prima di essere avviata verso la cremazione. Le ceneri verranno poi tumulate nella tomba di famiglia della moglie, Diana De Feo, a Mirabella Eclano, nell’Avellinese.