ASPRI SCONTRI AL CONFINE. TRUMP, ‘GRANDE GIORNO PER ISRAELE’
Alta tensione in Medio Oriente, con scontri fra manifestanti ed esercito israeliano a Gaza e in Cisgiordania, nel giorno in cui si e’ inaugurata l’ambasciata americana a Gerusalemme. Almeno 52 i manifestanti palestinesi uccisi, oltre 2400 i feriti, inclusi gli intossicati dai lacrimogeni, 27 dei quali in modo grave. L’esercito israeliano afferma di aver sventato un attentato a Rafah, uccidendo ‘un commando di tre terroristi armati’ facendo ricorso a un carro armato. ‘E’ un grande giorno per Israele!’, twitta Donald Trump e Netanyahu lo ringrazia ‘per aver mantenuto la promessa’. Lega araba, il mondo fermi questo massacro.
Rabbia, violenze e una strage di palestinesi nelle proteste a Gaza nel giorno del trasferimento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv e Gerusalemme, che coincide con IL70esimo anniversario della fondazione d’Israele e con la Nakba, il ricordo degli oltre 700mila profughi dopo la nascita dello Stato ebraico nel 1948. Secondo il ministero della Sanita’ della Striscia sono almeno 37 i manifestanti uccisi, tra cui due minorenni e una donna, mentre i feriti sono oltre 1.000. Scontri anche in Cisgiordania, durante la marcia di protesta partita da Ramallah e diretta alla barriera di sicurezza di Qalandiyah, vicino Gerusalemme, e a nord di Betlemme, a Nablus e a Gerico. Israele “sta compiendo un massacro” a Gaza, ha denunciato il governo palestinese, mentre la Turchia ha additato gli Usa come “corresponsabili”. L’esercito israeliano ha ribattuto accusando Hamas di “dirigere un’operazione terroristica facendosi scudo con le masse di persone in 10 localita’ di Gaza”. In base alle “dichiarazioni di Hamas e alle informazioni in nostro possesso”, il movimento islamista “sta tentando di lanciare una serie di attacchi terroristici, inclusa l’infiltrazione di massa in Israele, da vari punti, per colpire gli israeliani e le forze di sicurezza”, si legge in una nota. Il bilancio dei morti segna la giornata piu’ nera da quando e’ iniziata la protesta palestinese a Gaza, a fine marzo, che complessivamente aveva provocato piu’ di 40 vittime, tutte palestinesi, uccise dalle forze armate israeliane. Per sette venerdi’ consecutivi i giovani di Gaza hanno preso parte in massa alle manifestazioni per la Marcia del ritorno in vista di questo giorno della Nakba, la “catastrofe”, come i palestinesi considerano la nascita dello Stato d’Israele. “Un grande giorno per Israele!”, ha scritto su Twitter il presidente americano, Donald Trump. Una giorno “fantastico”, ha sottolineato il premier israeliano, Benjamin Netanyau, ringraziando Trump, mentre il ministro israeliano della Giustizia israeliano, Ayelet Shaked, ha definito il presidente Usa il “Churchill del 21esimo secolo” che ha “invertito la politica di capitolazione di Chamberlain” e ha mostrato al mondo che “il vero proprietario della terra e’ tornato”. L’esercito israeliano ha praticamente raddoppiato gli uomini sia in Cisgiordania che al confine con la Striscia di Gaza. Un migliaio di poliziotti sono stati dispiegati a Gerusalemme per garantire la sicurezza dell’ambasciata. Caccia hanno lanciato volantini sull’enclave palestinese esortando gli abitanti a non lasciarsi manovrare da Hamas come delle marionette e a restare lontani dal confine con lo Stato ebraico. “L’esercito israeliano – si legge nel volantino in arabo – e’ pronto ad affrontare qualsiasi scenario e agira’ contro ogni tentativo di danneggiare la barriera di sicurezza o colpire militari o civili israeliani”.
Il leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, ha lanciato un appello alla jihad, sottolineando che Trump, “e’ stato chiaro ed esplicito, e ha rivelato la vera faccia della Crociata moderna: l’essere accomodante non funziona con loro, ma solo la resistenza attraverso la jihad”. L’ambasciatore Usa, David Friedman, parlando stamattina alla Orthodox Union Organization, ha ringraziato Trump per “il suo coraggio e la sua visione” e “il dipartimento di Stato che ha fatto un lavoro impressionante”. Friedman ha quindi sottolineato di aver “ricevuto sostegno da due cari amici che hanno lavorato per rafforzare le relazioni tra Israele e gli Stati Uniti, Jared Kushner e Jason Greenblatt”, rappresentante speciale americano per i negoziati internazionali.
Mentre decine di migliaia di palestinesi protestavano al confine tra Gaza e Israele con un tributo di sangue pesantissimo, gli Stati Uniti hanno inaugurato ufficialmente la loro ambasciata a Gerusalemme. La nuova sede e’ ospitata momentaneamente nel consolato americano in cima a una collina nel quartiere di Arnona, nella parte Ovest della citta’ vicino alla Linea Verde, la terra di nessuno che fino al 1967 divideva in due la Citta’ Santa, sulla strada verso Betlemme e la Cisgiordania. Il processo di definitivo trasferimento sara’ “pluriennale”: il governo americano si e’ impegnato a trovare una nuova sede entro IL 2019. Nell’ufficio attuale sono gia’ stati eseguiti lavori per circa 400.000 dollari ma per ora c’e’ posto solo per l’ambasciatore e una cinquantina di diplomatici. Circa 500 le persone presenti nel cortile dell’ex consolato, ora ambasciata. La cerimonia e’ stata di generale euforia, nonostante le notizie allarmanti che arrivavano dal confine: oltre 50 morti, tra i quali due bambini e diversi adolescenti, e migliaia di palestinesi feriti. In tribuna la folta delegazione americana: assente Donald Trump, che ha preferito mandare un video messaggio, seduti accanto al premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e alla moglie Sara, c’erano la figlia prediletta del presidente Usa, Ivanka Trump, con il marito Jared Kushner. La coppia era accompagnata dal ministro del Tesoro, Steven Mnuchin, e dal vicesegretario di Stato, John Sullivan. Tra i presenti anche il milionario ebreo, Sheldon Adelson, con la moglie Miriam, la cui presenza in prima fila e’ il segno del significativo contributo finanziario all’apertura della legazione. E’ toccato a Ivanka far cadere il velo che copriva lo stemma statunitense sul muro: “Benvenuti ufficialmente nell’ambasciata americana a Gerusalemme, capitale di Israele”, si e’ limitata a dire. E’ invece arrivato direttamente da Washington, in un video, il messaggio di Trump che ha volutamente ignorato le sanguinose proteste in corso: “La nostra piu’ grande speranza e’ la pace. Gli Stati Uniti rimangono pienamente impegnati a facilitare un accordo di pace efficace e duraturo”, ha detto Trump. Israele “ha il diritto di scegliere la sua capitale”, ha aggiunto Kushner, che raramente prende la parola in pubblico, e il trasferimento dell’ambasciata e’ la prova “che “quando Trump fa una promessa, la mantiene”: “Abbiamo mostrato al mondo, ancora una volta, che degli Usa ci si puo’ fidare”. Esultante Netanyahu: “Puoi costruire la pace solo sulla verita’ e la verita’ e’ che Gerusalemme e’ sempre stata e sempre sara’ la capitale del popolo ebraico e dello Stato ebraico. Netanyahu ha poi ringraziato l’esercito israeliano e ricordato che “siamo qui a Gerusalemme e siamo qui per rimanere.”Gerusalemme e’ la capitale indivisibile di Israele. Riconoscendo Israele, presidente Trump, hai scritto la storia. Ti ringraziamo per il coraggio nel mantenere la promessa”.