Esce in libreria, per Add editore, ‘Il pittore dei Khmer Rossi’, il libro di Vann Nath arricchito da una prefazione di Lawrence Osborne. Vann Nath, uno dei sette sopravvissuti delle quindicimila persone torturate e uccise nella prigione S-21 Tuol Sleng dei Khmer rossi, racconta la propria storia e quella del perverso regime di Pol Pot. Nath era un pittore e il potere dell’immagine gli salvò la vita: è stata ritrovata la lista dei prigionieri datata 16 febbraio 1978 su cui campeggiava la scritta ‘distruggere’ e dove il suo nome era stato sottolineato in rosso e affiancato dalle parole: ‘tenere e usare’.
Quel giorno il regime gli chiese di dipingere ritratti di Pol Pot e questo gli permise di giungere vivo al 1979, quando la dittatura venne rovesciata. Vann Nath ha lavorato all’apertura del Museo del genocidio, all’interno della prigione S-21, ripercorrendo coraggiosamente gli orrori del regime, dipingendo ciò che ricordava degli arresti, delle torture, degli omicidi. Paradossalmente, nell’immenso sterminio che costò la vita a un terzo della popolazione cambogiana, i Khmer rossi risparmiarono proprio colui che con la sua arte poteva riprodurre in immagini ciò a cui aveva assistito. Vann Nath ha testimoniato al Tribunale speciale della Cambogia per la persecuzione dei crimini commessi durante il periodo della Kampuchea Democratica, noto come Tribunale speciale per i Khmer rossi, e i suoi dipinti sono stati usati come prove, contribuendo alla condanna all’ergastolo di Duch, il feroce dittatore della prigione, per tortura, stupro, omicidio e crimini contro l’umanità. Nath è uno dei sette sopravvissuti alla prigione S-21 di Phnom Penh ed è stato un testimone cruciale al Tribunale speciale per il Khmer rossi. Nato nel 1946 nella provincia di Battambang in Cambogia, lavorava come pittore quando Pol Pot ha preso il potere. Alla caduta dei Khmer rossi ha ripreso il suo lavoro, dedicandosi a un’opera di testimonianza. È protagonista del film S21: La macchina di morte dei Khmer rossi (2003) di Rithy Panh. Ha ricevuto numerosi premi per la sua opera e i suoi lavori sono stati esposti in via permanente al Museo del genocidio di Tuol Sleng e sono stati esibiti in Francia, negli Stati Uniti e in Germania nell’ambito di dOCUMENTA (13). È morto nel 2011 a Phnom Penh.