Marco Cappato è stato assolto dall’accusa di aiuto al suicidio di dj Fabo perché il fatto non sussiste. Lo ha stabilito la Corte d’assise di Milano, che nelle sue motivazioni ha ripreso la sentenza della Corte costituzionale dello scorso 26 settembre che aveva sancito, in mancanza di una legge sul biotestamento più volte richiesta al Parlamento, che “non è punibile chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. Cappato tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni ed esponente dei Radicali, il 27 febbraio del 2017 aveva accompagnato l’ex deejay, tetraplegico in seguito a un incidente, a porre fine alla propria vita in una clinica svizzera.
Nel suo intervento in aula prima della sentenza, Cappato ha ribadito, come ha sempre fatto negli ultimi due anni, di aver aiutato Fabiano Antoniani – vero nome di dj Fabo – mosso “da una motivazione di libertà, di diritto all’autodeterminazione individuale, laddove non è la ‘tecnica’ del tenere in vita o del condurre alla morte che è rilevante, ma la libertà di autodeterminazione”. Dopo la sentenza, riparte lo slancio per l’approvazione di una legge che parli in modo chiaro sull’eutanasia. Secondo Monica Cirinnà, “Come aveva già sollecitato la Consulta con il suo pronunciamento del settembre scorso, è necessario e quanto mai urgente che il Parlamento dia ora al Paese una legge di civiltà sull’aiuto medico a morire. Al Senato il Pd ha fatto un lavoro approfondito con un ddl del presidente Marcucci ed uno a mia firma che possono essere integrati seguendo le indicazioni date dalla Corte costituzionale e giungere ad una legge in tempi brevi. Non ci possono essere più scuse per rimandare, anche perché è indispensabile evitare che casi analoghi si verifichino”.
‘L’assoluzione di Marco Cappato dall’accusa di aiuto al suicidio rappresenta un passo avanti enorme per la giustizia del nostro Paese. E’ una notizia che tutti attendevamo e dalla quale possiamo ripartire, già alla ripresa dei lavori parlamentari, dopo la pausa natalizia, per tornare a discutere in Commissione della legge sul fine vita”. Lo affermano i parlamentari del Movimento 5 Stelle componenti delle commissioni Giustizia e Affari sociali. ”Cappato -ricordano- era a processo per aver accompagnato Fabiano Antoniani a morire in Svizzera, nel febbraio del 2017 ed è stato assolto ‘perché il fatto non sussiste’. Si tratta di una sentenza importante, alla luce della pronuncia della Corte costituzionale che ha già tracciato la via sulla non punibilità dell’aiuto al suicidio a determinate condizioni. Ora più che mai tocca a noi dare agli italiani una legge chiara sul tema”.
“La politica richiede responsabilita’. Quella che ha dimostrato di avere Marco Cappato. Mentre il Parlamento e’ immobile, ostaggio della maggioranza e delle sue beghe interne, il Paese reale va avanti e le sentenze, come l’assoluzione di oggi per la morte di dj Fabo da parte della corte d’Assise di Milano, si sostituiscono all’attivita’ del legislatore imponendo i temi dell’agenda politica”. Cosi’ Deborah Bergamini, deputata di Forza Italia.
“Marco Cappato assolto perche’ il fatto non sussiste. Ha ragione: lo ha cancellato la Corte costituzionale come reato, ma niente e nessuno potranno negare che Cappato ha accompagnato Dj Fabo a morire in Svizzera in quella che resta a tutti gli effetti una vera e propria forma di eutanasia. La legge puo’ non dichiararlo colpevole ma non puo’ negare che il fatto sussiste e come. E la morte di Fabo ne e’ la conferma. Una lunga lunga storia giudiziaria cominciata 10 anni fa per approdare a questa presunta verita’ giudiziaria che nega il fatto per consentire a chiunque di aiutare chiunque a morire anzi tempo”. Lo afferma la senatrice Paola Binetti (Udc).