Rischi di instabilita’ in Colombia, dopo che con uno scarto di 65mila voti, il ‘No’ all’ accordo di pace firmato tra il Governo colombiano e i guerriglieri delle Farc ha vinto nel referendum relativo all’ intesa per la riconciliazione voluta da Bogota’ dopo 52 anni di conflitto armato. Gli ex guerriglieri hanno ribadito la volonta’ di un futuro senza armi, il presidente Santos ha assicurato che non si arrendera’ e cerchera’ la pace fino alla fine del suo mandato.
La Colombia e’ stata chiamata ieri a scegliere se divenire un esempio per il mondo, ratificando con un referendum l’accordo di pace tra il suo governo e i combattenti delle Forze armate rivoluzionare della Colombia (Farc), oppure se bocciare tale accordo e compiere un salto nel vuoto. Inaspettatamente, ha vinto la seconda opzione. Il 50,2 per cento dei cittadini recatisi alle urne, riferisce la stampa spagnola e sudamericana, ha infatti deciso di votare contro l’accordo di pace firmato lunedi’ scorso, mentre il 49,7 per cento ha optato per il “si'”. L’astensione di oltre il 60 per cento degli aventi diritto, la cattiva immagine dei guerriglieri e alcuni punti ancora poco chiari dell’accordo (tra cui il risarcimento alle vittime e la giustizia) sono stati decisivi per l’esito del voto, che nessun sondaggio e’ riuscito a prevedere. Adesso, la prima sfida e’ evitare che riprenda il conflitto armato, che ha insanguinato il paese per oltre 50 anni provocando otto milioni di vittime. Il presidente Juan Manuel Santos ha assicurato in un messaggio alla nazione che il cessate il fuoco bilaterale rimarra’ in vigore nonostante l’esito del referendum: “Come presidente, mantengo intatta la mia capacita’ e il mio obbligo di tutelare l’ordine pubblico e di cercare la pace. Il cessate il fuoco rimane e rimarra’ in vigore. Sono pronto ad ascoltare chi ha votato no e chi ha votato si'”. Anche il leader della guerriglia, Rodrigo Londono alias Timoshenko, ha ribadito a Caracol Radio, dopo la diffusione dei primi risultati elettorali, che le Farc non torneranno alla guerra: “Le Farc mantengono il loro desiderio di pace e ribadiscono la volonta’ di usare la parola come arma di costruzione verso il futuro”. La Colombia precipita tuttavia in un limbo di incertezza diffusa in cui nessuno appare in grado di prevedere i prossimi sviluppi. La stampa colombiana e internazionale ah subito individuato come primo “vincitore” del referendum di ieri l’ex presidente colombiano Alvaro Uribe, da sempre contrario a qualsiasi dialogo con le Farc. Euforico ma tranquillo, Uribe e’ apparso subito dopo i risultati del referendum per sostenere che la vittoria del “no” obbliga a cercare la pace dopo una rinegoziazione completa degli accordi, una cosa alquanto improbabile alla luce delle opinioni espresse dai negoziatori del governo. Facendo appello ad un “grande patto nazionale”, Uribe ha assicurato che “anche noi vogliamo la pace, ma con uno standard piu’ elevato di giustizia e di verita’”. Davanti ai suoi sostenitori l’ex presidente ha affermato: “La vittoria del no e’ un messaggio di amore per la Colombia e abbiamo accolto il risultato con gioia, ma senza arroganza”.