L’accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione Europea, che fissa una tariffa base del 15%, continua a dividere il panorama politico italiano. Mentre la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, pur con cautela, esprime un ottimismo ragionato, le opposizioni non usano mezzi termini, definendo l’intesa una vera e propria “sconfitta”.
Da Addis Abeba, dove ha partecipato al Vertice delle Nazioni Unite sui Sistemi Alimentari, la premier Giorgia Meloni ha commentato l’intesa, ribadendo la sua convinzione che “un’escalation commerciale tra Usa e UE avrebbe avuto conseguenze imprevedibili e potenzialmente devastanti”. Per Meloni, la tariffa del 15% è “sostenibile”, ma ha sottolineato l’importanza di analizzare i “dettagli”, specialmente per settori “particolarmente sensibili, come la farmaceutica e le auto”.
La presidente del Consiglio ha inoltre evidenziato la necessità di “verificare le possibili esenzioni, particolarmente su alcuni prodotti agricoli”. Riguardo agli accordi sugli investimenti, come l’acquisto di gas statunitense, Meloni si è mostrata più cauta, affermando di non essere “in grado di valutarlo finché non ho i dati chiari”. La premier ha poi ribadito che quello sottoscritto è un “accordo di massima” e che sarà necessario “lavorare per definire tutti i dettagli”, con l’impegno, a livello nazionale ed europeo, di aiutare “quei settori che dovessero essere particolarmente coinvolti”.
La Presidente del Consiglio ha chiarito che il sostegno ai settori eventualmente più colpiti dovrà essere valutato sia a livello nazionale che europeo. Da Bruxelles, Meloni chiede “accelerazione” su semplificazioni e mercato unico, mentre in Italia il governo si mobilita con aiuti concreti. Il vicepremier Antonio Tajani ha convocato un vertice con il mondo imprenditoriale per ascoltare le loro esigenze e definire tempi e modalità degli aiuti, anche se la piena definizione degli interventi dipenderà dalla “conclusione dell’accordo settore per settore”.
Sul fronte economico, Tajani non ha escluso la possibilità di una manovra correttiva, pur prendendo tempo per valutare gli “effetti reali dei dazi”. Ha inoltre invocato un intervento della BCE per “ridurre la forza dell’euro e sostenere le nostre imprese”.
La Lega, per voce del suo leader Matteo Salvini, ha rincarato la dose contro l’Europa, affermando che “i dazi non sono mai positivi” e che “qualcosa a Bruxelles non funziona”. Salvini ha puntato il dito contro le “regole europee”, sostenendo che la Von der Leyen dovrebbe “azzerare il Green Deal” e ha auspicato una “modifica o meglio sospensione del patto di stabilità”.
Le voci critiche delle opposizioni si sono fatte sentire con forza. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha parlato di una “resa” agli USA e ha snocciolato cifre allarmanti: “20 miliardi di export” a rischio e “oltre centomila posti di lavoro a rischio”. Schlein ha accusato Meloni di un’amicizia “a senso unico con Trump” che avrà un “costo altissimo” per le imprese e i lavoratori italiani, chiedendo al governo misure immediate per attutire i danni e rilanciare la domanda interna.
Anche il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha criticato la premier, affermando che “si proclama sovranista ma poi diventa portabandiera dello slogan ‘America First'”. Matteo Renzi di Italia Viva ha liquidato il “ponte di Meloni” come “una fake news crollata”, mentre Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha accusato il governo di far diventare l’Italia una “colonia di Trump”. Infine, il leader di Azione Carlo Calenda ha attaccato direttamente la Commissione Europea, sostenendo che “Von der Leyen non ha la statura, l’autorevolezza e la forza per rappresentare l’Unione Europea”.