Trump ha contraddetto apertamente il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu riguardo la situazione umanitaria a Gaza. “Ho visto immagini di bambini molto affamati a Gaza, c’è una fame vera, non puoi fingere”, ha affermato Trump, smentendo le precedenti dichiarazioni di Netanyahu, che aveva liquidato i timori di carestia come “propaganda di Hamas”.
Poche ore prima, infatti, Netanyahu aveva assicurato da Gerusalemme che “a Gaza non c’è fame”. Le parole di Trump rappresentano un monito inedito per la sua amministrazione, che ha annunciato l’intenzione degli Stati Uniti di organizzare “centri di distribuzione alimentare” per sfamare gli oltre due milioni di palestinesi. “Voglio dire, alcuni di quei bambini… è davvero una vera carestia”, ha detto Trump, aggiungendo: “Dobbiamo dare da mangiare a quei bambini”.
Il presidente americano ha inoltre espresso disappunto per le difficoltà incontrate dalle agenzie umanitarie nel raggiungere la popolazione di Gaza, con centinaia di palestinesi uccisi dalle truppe israeliane mentre cercavano di accedere ai siti di distribuzione. Trump ha annunciato che Regno Unito e Unione Europea sosterranno nuovi centri alimentari “più facili da raggiungere, dove la gente può entrare senza barriere”. “È assurdo quello che sta succedendo laggiù”, ha concluso.
Negli ultimi giorni, le agenzie umanitarie e le Nazioni Unite hanno intensificato gli sforzi per la consegna degli aiuti, dopo che l’esercito israeliano ha dichiarato una “pausa tattica” giornaliera nei combattimenti e ha aperto vie di soccorso sicure. Anche la Giordania, gli Emirati Arabi Uniti e la Germania stanno contribuendo con lanci di aiuti aerei e camion. Tuttavia, l’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, ha ribadito che per evitare un ulteriore aggravamento della carestia, Gaza necessita di almeno 500-600 camion di cibo, medicine e prodotti igienici al giorno, e che l’unico modo è “aprire tutti i valichi di frontiera e inondare Gaza di aiuti”.
Sul fronte ucraina, Donald Trump, affiancato dal Premier britannico Keir Starmer in Scozia, ha lanciato un monito, esprimendo delusione verso Putin. Il presidente americano ha fissato una nuova e stringente scadenza per la tregua in Ucraina, dando a Putin “10-12 giorni a partire da oggi” per fermare i bombardamenti. “Non mi interessa più parlare con lui. Avevamo avuto una conversazione molto franca ma i bombardamenti sono continuati”, ha dichiarato un Trump visibilmente irritato. La precedente scadenza era stata di 50 giorni, e il mancato rispetto ha evidentemente esasperato la pazienza dell’amministrazione americana.
La reazione di Mosca non si è fatta attendere. Dmitry Medvedev ha replicato duramente: “Ogni ultimatum di Trump alla Russia è un passo verso la guerra, non si incammini sulla strada di Biden”, ha avvertito il falco russo, suggerendo che le richieste americane potrebbero inasprire ulteriormente il conflitto.