GUP’ ‘SARA’ OCCASIONE FINALMENTE PER DISCUTERE EUTANASIA LEGALE’
“Non ho mai accompagnato malati pschici in Svizzera”. Lo ha affermato in un incontro coi giornalisti Marco Cappato, riferendosi al recente caso di un ingegnere comasco affetto da grave depressione che e’ morto in una clinica svizzera dove si pratica il suicidio assistito. La Procura di Como ha indagato la persona che l’avrebbe accompagnato in stazione per ‘aiuto al suicidio’, lo stesso reato contestato all’esponente radicale per la morte di Fabiano Antoniani, meglio noto come Dj Fabo, il 40enne rimasto tetraplegico e cieco dopo un incidente stradale.
Oggi Cappato ha presentato all’ufficio dei gip, attraverso i suoi legali Massimo Rossi e Francesco Di Paola, la richiesta di essere processato col rito immediato che prevede il ‘salto’ dell’udienza preliminare nel procedimento che le vede accusato di avere “rafforzato” il proposito suicidiario di Dj Fabo. “Io ho fornito aiuto solo a persone affette da patologie che sono nella nostra proposta di legge sul fine vita, che e’ ferma da 4 anni – spiega Cappato – non abbiamo inserito le patologie pschiche perche’ pensiamo che questo tema vada affrontato con un approfondimento dell’attivita’ parlamentare, con l’aiuto di professionisti”.
Alla domanda se abbia ricevuto richieste di malati psichici per un ‘aiuto’, Cappato risponde: “In generale, mi arrivano mediamente due richieste al giono , non ho fatto il conto preciso ma da febbraio (quando e’ morto Dj Fabo, ndr) a oggi sono decine. Lo Stato italiano ne e’ perfettamente al corrente. Tra queste, c’e’ una componente di malati psichici, ma io ho aiutato materialmente solo 3 persone che erano affette da patologie comprese nella nostra proposta di legge, agli altri ho fornito solo informazioni”. Nel caso di malati pschici, anche sulla base del rapporto che ho con degli psichiatri, – ha aggiunto – cerco di dare aiuto. Se sono insoddisfatti dello psichiatra da cui sono in cura, per esempio, gli dico di cambiarlo. Ma non e’ che se uno viene da me e mi dice ‘sono depresso, ho fatto due tentativi di suicidio e non sono riuscito a uccidermi’, gli dico ‘oh, che bello, ti accompagno in Svizzera’”. Dopo la richiesta di processo col rito immediato, spiegano i legali, il giudice Livio Cristofano dovra’ fissare l’inizio del processo che si celebrera’ davanti alla Corte d’Assise di Milano. “Con la scelta del rito immediato – affermano gli avvocati – Cappato va incontro a un rischio ancora maggiore perche’ si preclude la possibilita’-á di una sentenza di ‘non luogo a procedere’ pronunciata dal gup. E rischia una pena edittale che in teoria potrebbe portarlo in carcere”.