“Mi auguro che l’Italia non giochi a Rischiatutto con forze che non possono assicurare governabilita’ al paese. Penso che il centrosinistra abbia dimostrato di esserne in grado”. Queste le parole del premier, Paolo Gentiloni, ospite a Che tempo che fa.
“Credo che il centrosinistra abbia ottime chance di vincere e credo che il Pd possa essere il primo partito sulla base di quello che siamo e di cosa abbiamo fatto in questi anni”. Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni, a ‘Che tempo che fa’. “Per rispetto agli elettori dobbiamo dire che c’è una sfida 4 il marzo molto importante. Ci sono grosso modo tre blocchi che si sfideranno: il centrosinistra di governo, il centrodestra e i Cinque Stelle ha detto Gentiloni. Ha aggiunto: “Penso che sia molto rilevante quello che gli elettori decideranno e che il centrosinistra può essere la coalizione vincente”.
“Mi auguro si chiudano i rapporti di alleanza con Bonino, Lorenzin e la lista Insieme. Credo che il Pd possa essere il primo partito sulla base di quello fatto in questi anni, se succede ci sarà fiducia nella credibilità di questo paese. Poi chi farà il premier lo deciderà il presidente della Repubblica, si discuterà in Parlamento, ma il Pd ha una squadra di governo molto forte, nessuno può avere una squadra minimamente comparabile. Sarà spocchioso ma penso sia così”, ha concluso.
“Ho preso un impegno che finisce con le elezioni, credo sia rispettoso del Parlamento e dei cittadini dare alle elezioni il peso che deovno avere perchè se immaginiamo siano solo un adempimento da svolgere e poi le cose continuano come prima non facciamo un buon servizio alla democrazia”, ha detto il presidente del Consiglio rispondendo a proposito del suo ruolo in caso di incertezza del risultato elettorale. “Le elezioni sono importantissime e ciascun cittadino può dare un contributo fondamentale”, ha aggiunto il premier ammettendo che ci potrebbe essere un risultato che non garantisca un governo: “è vero che a eccezione della Francia che ha una stabilità politica fortissima, se pensiamo alla Germania, al Regno Unito, la Spagna, il Portogallo, il Belgio, l’Olanda, insomma non è solo l’Italia ad avere un problema di stabilità”.
“Continueremo a cercare la verita’” su Giulio Regeni. “Lo faremo nei confronti del governo egiziano e di qualche paese europeo” che non e’ stato del tutto trasparente su questa storia, ha detto Gentiloni. Poi, sullo ius soli: “Certo che è il tempo, il che non toglie che non sia una questione controversa, perchè una parte dell’opinione pubblica considera lo ius soli parente degli sbarchi e non parente dei bambini che frequentano scuole e palestre dei loro figli. Se la considera in questo modo, però, c’è spazio”. “Io sono parlamentari da tanti anni – ha detto Gentiloni – e da allora si discuteva di unioni civile e biotestamento. Il fatto che si sia riusciti a fare queste due leggi è una medaglia per il governo”. La legge sullo Ius Soli “non siamo riusciti a farla per una banalità – ha concluso – non avevamo i numeri in Senato. Purtroppo in politica è cosi’: se non hai i numeri non ce la fai”.
“Le porte all’immigrazione nei prossimi anni non le chiuderemo chi racconta alziamo un muro…dove lo alziamo? Attorno alle coste del nostro paese? A parte che sarebbe una follia, non lo si puo’ fare. Un’immigrazione gestita e regolare non solo non deve spaventare nessuno, ma puo’ essere utile alla nostra economia”. Queste le parole del premier a Che tempo che fa. “L’Italia sta accendendo i riflettori sulle condizioni dei rifugiati in Libia – aggiunge – Questi campi ci sono da anni, arriva l’Italia, accende i riflettori, si porta dietro l’alto rappresentante delle Nazioni Unite. Iniziamo a organizzare i campi in maniera civile – aggiunge – io li’ ci vedo il barlume del futuro, il passaggio da un fenomeni criminale a un fenomeno gestito e organizzato”.
“Io il pulsante non ce l’ho…”. Paolo Gentiloni, ospite di Che tempo che fa, ironizza quando Fabio Fazio gli chiede delle tensioni tra gli Usa e la Corea del Nord e della escalation a base di ‘pulsanti’ per il nucleare. Il premier, però, sottolinea che con tutte le differenze di posizione nei confronti di Donald Trump, non si può mettere sullo stesso piano il presidente degli Stati Uniti con un dittatore come Kim jong un: “Non confondo il presidente degli Stati Uniti con il dittatore nordcoreano”, spiega. “Siamo in una zona del mondo delicatissima” e che “ci sia una dittatura con il famoso pulsante è molto pericoloso: mi auguro che qualche distensione ci sia, spero molto nel ruolo della Corea del Sud che ora fa le Olimpiadi e ha tutto l’interesse a innescare un dialogo con la Corea del Nord. Speriamo che ci riescano”, auspica il premier.