‘ALLARME TRA I GIURISTI’, DICE IL VICEPRESIDENTE DEL CSM A MD
‘La saldatura tra populismo e sovranismo, quando si fa potere di governo mette in crisi i capisaldi della democrazia costituzionale e dello stato di diritto, alimentando politiche del rancore e della chiusura e agitando l’ideologia moralistica della volonta’ popolare’. Cosi’ il vicepresidente del Csm David Ermini al Congresso di Md. Si tratta, aggiunge, di preoccupazioni che ‘allarmano buona parte della comunita’ dei giuristi e degli operatori del diritto’.
”Sarebbe un errore declinare l’attuale fase storica sub specie di conflitto tra politica e magistratura, riproducendo arroccamenti e difese dal sapore corporativo”. E’ quanto sottolinea il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini, intervenendo al congresso di Magistratura democratica. A giudizio di Ermini sarebbe ”una miopia strategica proprio perché, il populismo sta ponendo una questione di più ampio respiro, che investe la giurisdizione nel suo complesso, l’equilibrio tra poteri e, in definitiva, l’idea stessa di democrazia come spazio di libertà e patrimonio di uguaglianza e diritti”. ”E comunque, anche sotto l’aspetto tattico, il rischio – avverte Ermini– nel clima di antagonismo emotivo tra popolo ed élite, è che certe reazioni siano in realtà percepite come egoismi di casta”.
“Si è aperta un’era in qualche modo nuova, fondata sulla saldatura tra populismo e sovranismo” che “mette in crisi” i “capisaldi della democrazia costituzionale e dello stato di diritto, alimentando politiche del rancore e della chiusura e agitando l’ideologia moralistica della volontà popolare”. Così il vice presidente del Csm.
“Nel clima attuale difendere la giurisdizione quale presidio di legalità e garanzia dei diritti è imperativo pressante”. E’ il monito lanciato dal vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini, al congresso di Magistratura democratica. ”L’inclinazione di una classe dirigente populista che si autoproclama interprete della volontà popolare è infatti per un diritto da applicare assecondando un supposto comune sentimento e giudizio del popolo”, osserva Ermini, che denuncia ”i guasti di una visione ordalica e sommaria della giustizia, di un’ottica secondo cui la decisione del giudice viene valutata secondo fuorvianti e inesistenti legami con idee di popolo dal significato emotivamente ambiguo, più vicine all’immagine della piazza o della folla”. ”E’ un’angolatura che si colloca radicalmente all’opposto della struttura democratica della giustizia – spiega il vicepresidente del Csm- ed esige, con ancora più forza, che si rivendichi l’essenza della funzione giurisdizionale quale risposta alle istanze di tutela dei diritti. Senza cedere a pressioni mediatiche, pubbliche o di altra natura”.